Cancro non diagnosticato, condannata la Asl. Maxi risarcimento per i familiari

Cancro non diagnosticato, condannata la Asl. Maxi risarcimento per i familiari

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Maxi risarcimento per la famiglia di un uomo al quale non fu diagnosticato per tempo un tumore al polmone. La sentenza di primo grado del tribunale di Velletri arriva dopo quattro anni di istruttoria

660 mila euro. Tanto dovrà risarcire l’Azienda sanitaria Roma 6 alla famiglia di un uomo di 65 anni, P.T. deceduto per un tumore al polmone non correttamente diagnosticato dall’ospedale Riuniti di Anzio dove si era recato per eseguire una Tac.

A sentenziare e a disporre il maxi risarcimento è stato il giudice Renato Buzi del tribunale civile di Velletri che ha stabilito il nesso di causalità tra “l’inesatto adempimento e la morte del paziente riconoscendo ai suoi familiari un risarcimento per il danno morale sofferto in conseguenza del lutto“. I fatti risalgono al 2005 quando il sessantacinquenne si recò al Riuniti per sottoporsi ad una tac di controllo. Il referto – spiega il legale della famiglia di P.T. riportava “non alterazioni densitometriche a carico del parenchima polmonare. Tre anni dopo a seguito di una fuoriuscita di sangue dalla bocca, il paziente si sottopone nuovamente a tac. Questa volta la diagnosi è ferale. In prossimità del polmone destro è stato individuato un tumore molto esteso. Inutile è stato l’intervento chirurgico e la chemioterapia“. A seguito di una rilettura dell’esame del 2005 è emerso che “il radiologo degli ospedali riuniti di Anzio e Nettuno, errando, non si è avveduto della sussistenza del tumore. Ciò ha ritardato il necessario ed improcrastinabile intervento chirurgico e farmacologico“. Da qui il risarcimento di oltre 600 mila euro a titolo di danno morale.

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