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Adesso anche gli studenti fuori sede potranno votare alle elezioni europee senza spostarsi

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Mancano meno di 100 giorni alle elezioni europee e, per la prima volta, tutti i cittadini italiani riusciranno a votare. Più o meno.

In occasione delle votazioni dell’8 e del 9 giugno, quando milioni di persone saranno chiamate ai seggi per votare coloro che saranno i nuovi membri del Parlamento europeo, lo scorso 23 febbraio la Commissione affari del Senato ha approvato all’unanimità un emendamento del cosiddetto “decreto-legge elezioni”, che consentirà a tutti gli studenti fuori sede di votare alle prossime elezioni europee senza essere costretti a tornare nel proprio comune di residenza. Questo decreto “Elezioni” era già stato approvato lo scorso mese ma, come prevede il regolamento, per non perdere efficacia deve essere convertito in legge dal Parlamento almeno entro 60 giorni dalla data di approvazione, durante i quali può subire delle modifiche. Però, visto che l’emendamento è stato approvato da tutti gli esponenti politici della maggioranza e dell’opposizione, nulla fa pensare a un dietrofront durante la conversione in legge in aula (o almeno così diamo per scontato).

Con grandi probabilità, dunque, gli studenti che vivono in un comune diverso da quello di origine riusciranno a votare alle imminenti elezioni europee. In base al luogo in cui alloggiano, il decreto prevede due procedure. Se si trova a dover votare all’interno della stessa circoscrizione del comune di residenza (per esempio: un ragazzo di Bari che sta studiando a Napoli), potrà semplicemente votare in un seggio nel comune in cui vive. La procedura in questo caso è agevolata perché la scheda elettorale è la stessa sia a Bari sia a Napoli, trovandosi entrambe le città all’interno della circoscrizione Sud. Lo studente fuori sede dovrà, quindi, presentare una richiesta al suo comune di residenza almeno 35 giorni prima della data delle elezioni: a quel punto l’amministrazione che riceve la richiesta ha 15 giorni per approvarla e trasmetterla al comune di domicilio, che a sua volta darà allo studente fuori sede una apposita autorizzazione almeno cinque giorni prima del voto, da presentare al seggio. Diversa, invece, è la procedura per i giovani che vivono in una circoscrizione elettorale differente da quella della propria residenza (per esempio: una studentessa di Latina che frequenta un’università a Milano). In questo caso, dopo aver fatto le stesse richieste burocratiche al proprio comune di residenza e dopo avere ottenuto l’autorizzazione, la studentessa dovrà andare a votare in appositi seggi del capoluogo della regione dov’è domiciliata, che verranno allestiti in “speciali sezioni elettorali”: perciò la ragazza che studia a Varese dovrà andare a Milano.

Insomma, la situazione è parecchio intricata e, purtroppo, ha anche qualche difetto. Per l’emendamento, infatti, sono stati presi in considerazione soltanto gli studenti fuori sede che vivono in un’altra città da almeno tre mesi, lasciando “indietro” tutti i lavoratori che, per la propria professione, abitano in un’altra regione o in una città diversa dalla propria.

A dare una spinta ulteriore alla presa in esame del decreto legge da parte dei senatori sono stati diversi giornalisti di testate come “The Good Loby”, “Will Media”, “Fanpage” e associazioni come il “Fantasanremo”, che ha spinto gli artisti a portare sul palco dell’Ariston una matita per ricordare l’importanza del voto, che nelle prime settimane di febbraio sono andati sotto il Senato a protestare con una “staffetta” per il voto fuorisede, con lo scopo di far sbloccare l’Iter legislativo entro lo scorso 15 febbraio. Prima dell’emendamento, infatti, l’Italia, insieme a Cipro e a Malta, era l’unico paese in Europa a non permettere il voto a distanza.

Le testimonianze degli studenti di Anzio e Nettuno

A parlare in merito alla scelta del Governo di consentire agli studenti fuori sede di votare alle prossime elezioni europee senza dover spostarsi, sono state alcune studentesse di Anzio e Nettuno che hanno scelto di frequentare l’università in città fuori dal Lazio. La prima di queste è Margherita Rigoni, diplomata nel 2021 al liceo classico Chris Cappell College di Anzio, frequenta tutt’ora la facoltà di Scienze umanistiche per la comunicazione presso l’Università degli Studi di Firenze, in quanto è l’unico ateneo a offrire questo percorso di studi. “Nonostante le difficoltà e il peso emotivo che può comportare, vivere da studentessa fuori sede è un’esperienza meravigliosa sotto tantissimi punti di vista. È divertente, una sfida continua, non riuscirei a tornare indietro – ha dichiarato con entusiasmo al nostro giornale – Sono felice di sentire che adesso anche noi fuori sede potremmo votare, credo fosse anche ora, dico davvero! Ricordo quanto sia stato difficile tornare giù per votare alle elezioni di settembre 2022. Ancora di più per altri miei amici del Sud, quindi sono sollevata che questa volta potrò votare qui. Devo ammettere, però – ha concluso – che sono rimasta delusa dalla mancanza di una tutela per i lavoratori fuori sede”.

A dire la propria è stata anche la nostra ex collaboratrice editoriale Arianna Calvitto che, dopo essersi diplomata anche lei al Chris Cappell lo scorso anno, ha deciso di intraprendere gli studi di Lettere moderne all’Università di Bologna. “La vita da fuori sede è una parte fondamentale, in mia opinione, dell’esperienza universitaria, che sicuramente comporta molte più responsabilità di quelle che si avrebbero studiando nella propria città, ma che sono tutte ripagate dalla conquista della propria indipendenza e dagli stimoli che si ricevono vivendo in un ambiente totalmente nuovo in cui è tutto da costruire. Sono stata molto contenta di sapere che avrò la possibilità di votare alle elezioni europee – ha concluso – penso che sia un diritto fondamentale che spetta a tutti i fuori sede, studenti e non, e che per questo mi auguro che nel futuro possa essere esteso anche ai lavoratori e mantenuto per tutte le altre elezioni a venire”.