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D'Aprano

Prima vera frattura tra la maggioranza di centrodestra che amministra Nettuno e le opposizioni in consiglio comunale. L’assestamento di bilancio e il riconoscimento dei debiti fuori bilancio vengono approvate in consiglio comunale, ma al momento del voto i gruppi di minoranza, compatti, lasciano per protesta i banchi del consiglio. Al centro della discussione  che ha portato alla rottura il fatto, non certo secondario, che i punti sul bilancio non fossero stati  discussi preventivamente – come prevede il regolamento – nella Commissione bilancio formata in tutta fretta, convocata con un preavviso di due ore a meno di 24 ore dal consiglio comunale e andata deserta per mancanza di numero legale. Ma questo non ha impedito che i punti approdassero in consiglio. Una convocazione irrituale che in apertura dei lavori è stata ribadita con forza dal   capogruppo dei Democratici Roberto Alicandri e da Daniele Mancini di Progetto Nettuno.

“A questo punto – ha detto Alicandri –  azzeriamo tutto, non andiamo avanti su questi punti anche perché ogni   delibera approvata   senza   parere   della commissione può essere impugnata con un ricorso al Tar. Non ci costringete ad uscire dall’aula al momento del voto. Questi punti possono anche essere rinviati a settembre, non c’è fretta”. “Questo era il vostro primo banco di prova della legislatura e lo avete fallito”, ha incalzato Mancini, Il parere del segretario generale Tullio De Ascenzi richiesto da Mancini non ha chiarito nulla. A quel punto Antonio Taurelli di Patto per Nettuno ha chiesto l’intervento del sindaco Alessandro Coppola per dirimere la questione, ma senza esito.

Il capogruppo della Lega Massimiliano Rognoni ha cercato di metterci una pezza spiegando che il confronto sui punti riguardanti il bilancio c’era stato nella conferenza dei capigruppo. “Vi abbiamo messo tutte le carte a disposizione – ha detto rivolto ai consiglieri di minoranza – Non capisco perché non si possa andare avanti con i lavori”. Alla fine è passata la linea del capogruppo di Forza Italia Fabrizio Tomei che ha chiesto la discussione contestuale dei tre punti sul bilancio e il voto disgiunto. Ma al momento del voto sui banchi del consiglio c’erano solo i consiglieri di maggioranza.