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75 anni fa l’operazione “Shingle”: dallo Sbarco di Anzio alla liberazione di Roma

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75 anni fa lo Sbarco di Anzio, parte della campagna d’Italia nella seconda guerra mondiale. Il 22 gennaio 1944 sbarcarono lungo le coste del tirreno, antistanti alle città di Anzio e Nettuno (durante il ventennio fascista le due cittadine erano state fuse in un solo comune chiamato “Nettunia”), circa 40 mila soldati americani e britannici con l’obiettivo di mettere in atto l’operazione Shingle. Lo scopo dell’operazione era la creazione di una testa di ponte ad Anzio in modo tale da aggirare le forze tedesche facendo crollare la linea Gustav e aprendo la strada alla conquista di Roma. Sbarcare ad Anzio avrebbe permesso soprattutto di distogliere ingenti forze dal fronte di Cassino, permettendo così lo sfondamento della quinta Armata del generale Mark Clark lungo il settore tirrenico della Gustav. La città eterna sarebbe diventata così la prima capitale europea liberata dal nazismo.

Le operazioni di sbarco vennero guidate con successo dal maggior generale John Lucas, comandante del sesto corpo d’armata statunitense, nonostante le sue perplessità in fase organizzativa: “L’intera faccenda ha un forte sapore di Gallipoli, e a quanto pare lo stesso dilettante di allora siede sulla panchina dell’allenatore” (chiaro riferimento allo sbarco in Turchia voluto da Churchill).

L’approfondimento sullo Sbarco di Anzio è stato realizzato in collaborazione con Fatti per la Storia, il portale per gli appassionati di Storia.

Lo Sbarco di Anzio: l’antefatto

L’8 settembre 1943, il maresciallo Pietro Badoglio annuncia alla nazione che la guerra è persa e l’Italia si arrende alle forze alleate firmando l’armistizio. Ma la guerra in Italia è tutt’altro che finita: gli ex nemici americani e britannici sono diventati alleati e l’ex alleato tedesco è diventato il nuovo nemico. I soldati italiani sparsi per l’Europa sono colti di sorpresa. I tedeschi danno il via all’operazione Achse (“Asse”). Il giorno seguente i regnanti, il governo e le autorità lasciano Roma, la popolazione, lasciata allo sbando, tenta invano di difendersi dall’invasore tedesco.

Sul fronte alleato, l’8 settembre 1943 le forze angloamericane sbarcano in Italia superando lo stretto di Messina e conquistando Salerno; il 1 ottobre entrano a Napoli dove una sollevazione della popolazione partenopea ha già causato la fuga dei tedeschi. Con la liberazione del sud gli alleati rimettono piede nell’Europa continentale occupata dai nazisti.

La campagna d’ Italia è uno scenario bellico di seconda importanza nella seconda guerra mondiale ma nonostante questo la liberazione di Roma rappresenta un trofeo ambito per i generali alleati per via della sua importanza simbolica e politica piuttosto che strategica. Questi per riuscire ad arrivare per primi decidono talvolta sbagliando di non considerare strategie militari molto più convenienti.

La linea Gustav e lo sbarco di Anzio

Tre ostacoli si presentano tra gli alleati e la liberazione di Roma: la geografia italiana, il clima invernale e i tedeschi e le loro linee difensive. Il maggiore impegno militare degli angloamericani viene annullato dalla linea Gustav nazista con l’abbazia di Montecassino che domina la Valle del Liri eretta a punto strategico per difendersi dall’attacco degli alleati. Kesserling, comandante in capo delle forze tedesche in Italia, considerato da molto storici il migliore generale nazista anche a dispetto del più celebre Rommel, ha convinto Hitler a difendere strenuamente l’Italia sicuro di bloccare le forze alleate sulla Gustav per almeno sei mesi.

I generali alleati sanno che la linea Gustav sarà difficile da superare e c’è la necessità di pensare ad un’operazione alternativa. Considerando il dominio totale del mare alleato si pensa di tentare uno sbarco oltre le linee nemiche. Soprattutto per volere del primo ministro britannico Winston Churchill si dà così vita all’operazione Shingle (approvata durante la conferenza di Marrakech del 7 e 8 gennaio).

Lo Sbarco di Anzio, nome in codice “operazione Shingle”

Vengono individuate tre possibili aree per lo sbarco: si ipotizza prima Terracina ma la città è troppo lontana dalla capitale e non dà troppi vantaggi, viene proposto poi Civitavecchia ma i caccia alleati non sono in grado di arrivare fin li e mancherebbe una solida copertura aerea, così viene scelta per la sua posizione strategica la costa di Anzio che è vicina a Roma e renderebbe la difesa della linea Gustav inutile. Lo sbarco impegnerà oltre 20 km di costa: la prima divisione britannica attraccherà sulle spiagge di Torri Caldara e S. Lorenzo mentre la terza divisione Americana sull’arco costiero compreso tra Nettuno e Torre Astura convenzionalmente noti come Peter Beach e X-Ray Beach. L’operazione viene chiamata dagli americani “Sbarco di Anzio” perché ad Anzio c’era il porto dove era possibile ormeggiare le 374 navi impiegate.

Alle 2.45 del 22 gennaio 1944, scatta lo sbarco alleato, i soldati cominciano a scappare lungo le spiagge senza incontrare ostacoli: la segretezza dell’informazione era stata mantenuta e la sorpresa è totale. La via verso Roma è apparentemente libera e le jeep americane sarebbero potuto entrare facilmente nella città eterna ma il sesto corpo d’armata non si muove. Alcuni partigiani si offrono di scortare gli alleati fino ai Colli Albani, un obiettivo che se conquistato metterebbe in seria difficoltà i tedeschi ma il comandante Lucas preferisce attendare rinforzi per consolidare la posizione. Di fronte all’immobilismo Churchill esprime il suo dissenso: “Avevo sperato di lanciare sulla baia di Anzio un gatto selvatico, invece mi sono ritrovato sulla riva con una balena arenata”. C’è da dire comunque che gli ordini impartiti al comandante Lucas dal suo diretto superiore il generale Clark sono di estrema prudenza: “Don’t stick your neck out Johnny” (“Non tirare fuori il collo Johnny”).

I tedeschi non si aspettavano che lo sbarco avvenisse ad Anzio ma la possibilità di uno sbarco alleato era stato previsto e ogni corpo d’armata aveva predisposto delle unite pronte all’azione ovunque gli alleati fossero sbarcati. Kesserling attiva l’operazione e le truppe cominciano a convergere verso Anzio e Nettuno.

Il 30 gennaio 1944 Lucas si convince a sferrare l’attacco ai Colli Albani ma le truppe alleate giunte a 69 mila sono circondate ormai da 71 mila forze tedesche. Si sceglie di mettere in atto un doppio assalto: i britannici puntano a Campoleone ma non riescono a raggiungere l’obiettivo e dovranno ripiegare su Aprilia, gli americani puntano a Cisterna ma i tedeschi non si fanno sorprendere. Il gruppo dei Rangers americani che avevano provato ad infiltrarsi nelle linee nemiche viene sconfitto e i soldati vengono fatti prigionieri e fatti sfilare due giorni dopo, il 1 febbraio, sotto il Colosseo per fini propagandistici. I tedeschi mostrano al mondo la solidità della fortezza Europa nazista.

Sul fronte di Cassino le cose non vanno meglio: i tedeschi resistono per mesi e costringono gli alleati a prendere la decisione di bombardare l’abbazia di Montecassino anche contro il volere del generale Clark contrario al bombardamento.

Roma continua ad essere sotto la morsa dell’occupazione nazista e a vivere un periodo di terrore (il rastrellamento del ghetto e l’eccidio delle fosse ardeatine). Le popolazioni di Anzio e Nettuno, i profughi di Aprilia, di Ardea e dell’Agro Pontino vengono tratte in salvo sulle Navi Alleate e imbarcate dal porto di Anzio fino a Napoli, per essere smistate verso la Sicilia.

L’Operazione Fischfang

I tedeschi passano all’offensiva con l’obiettivo di distruggere la testa di ponte di Anzio e ributtare in mare gli alleati, a metà febbraio si dà il via all’operazione FischFang (“cattura pesci”). I tedeschi avanzano in massa ad Aprilia e puntano alle spiagge.

L’attacco dei tedeschi è terribile ma le piogge torrenziali rallentano i carri armati e i nazisti non possono utilizzare le corazzate. Il loro attacco si basa sulla fanteria così i soldati tedeschi sono vulnerabili alle offensive degli alleati e subiscono varie perdite. Nonostante tutte queste defezioni i nazisti arrivano ad un soffio dalla vittoria.

La storia dell’ufficiale britannico Eric Fletcher Waters, padre dello storico bassista dei Pink Floyd

Eric Fletcher Waters, padre del bassista dei Pink Floyd Roger Waters fu un sottotenente britannico durante la seconda guerra mondiale, apparteneva all’ottava divisione fucilieri e morì proprio durante l’offensiva tedesca nome in codice “Operazione FischFang”, il 18 febbraio 1944 nei pressi di Aprilia.  La sua morte segnò profondamente Roger, tanto da divenire motivo d’ispirazione. In “When the tigers broke free” Waters racconta quanto successo al padre ad Anzio:

Il fallimento dell’Operazione Shingle

L’operazione americana Shingle si rivela un fallimento: “Anzio è una storia di opportunità e aspettative deluse” dirà in seguito Churchill.

Il 22 febbraio Lucas viene rimosso dal comando del sesto corpo e viene mandato al quartier generale ad assistere Clark. Il generale sarà indicato come il capro espiatorio del fallimento per l’eccessiva prudenza ma occorre specificare che la stessa operazione dello sbarco di Anzio può essere definita un azzardo considerando soprattutto le insufficienti divisioni sbarcate nella cittadina del litorale romano.

Dall’operazione Buffalo all’operazione Turtle: Roma è liberata

Per molti mesi tutto rimane molto statico ma a maggio, con la primavera, gli alleati preparano l’operazione Diadema che punta a dare la spallata definitiva alla linea Gustav. L’11 maggio 1944 gli alleati attaccano i monti aurunci, le truppe marocchine dalla Francia libera, i goumier, scavalcano la linea Gustav nonostante il territorio giudicato ostile e costringono i paracadutisti tedeschi alla ritirata. Il 18 maggio gli alleati conquistano le rovine dell’abbazia di Montecassino. I marocchini offuscano però i loro successi sul campo di battaglia con stupri e violenze, i civili vengono considerati bottini di guerra, è un caso di straordinaria gravità non adeguatamente punito dalle autorità militari.

Con i tedeschi in fuga a Cassino, il sesto corpo di regimento stanziato ad Anzio torna alla riscossa e si da il via all’operazione Buffalo che ha l’obiettivo di attaccare ad est per tagliare la ritirata ai tedeschi in fuga da Cassino, ma dopo pochi giorni il generale Clark sospende buffalo e attiva Turtle per puntare direttamente a nord verso Roma. La decisione viene mal accettata da suoi sottoposti che non trovano nessuna giustificazione militare se non l’ambizione di Clark a diventare il generale che ha liberato la città eterna. Non sanno però che Clark è stato messo al corrente che da lì a poco avverrà lo sbarco in Normandia e vuole conquistare Roma il prima possibile per non rischiare di offuscurare il prestigio della sua operazione.

Nella notte tra il 3 e il 4 giugno, i tedeschi si ritirano e gli americani entrano a Roma. Il 5 giugno l’intera quinta armata sfila per Roma e Clark vive il suo momento di gloria in mezzo alla popolazione festante. La campagna d’Italia durerà un altro anno e si sposterà al nord: il 2 maggio 1945 gli alleati sferrano la loro offensiva finale e costringono alla resa le forze tedesche in Italia.