Giacomo Madaffari, coinvolto nell’inchiesta “Tritone” che ha portato allo scioglimento dei consigli comunali di Anzio e Nettuno, teneva in pugno attività commerciali, aziende, imprese, aveva imposto i suoi finanziando campagne elettorali e trovando posti e impieghi a quelli che contribuivano a far infiltrare la ‘Ndrangheta nel tessuto economico e del territorio di Anzio e Nettuno. In queste ore i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma stanno dando esecuzione a un Decreto, emesso dalla III Sezione “Misure di Prevenzione” del Tribunale Penale e Civile di Roma su richiesta della Procura della Repubblica, sequestrando a Madaffari beni per tre milioni di euro. Dopo gli arresti nel febbraio del 2022 a seguito dell’inchiesta “Tritone” che proprio ad Anzio e Nettuno accertarono l’esistenza di due distinti gruppi criminali – distaccamenti delle ‘ndrine di Santa Cristina d’Aspromonte e di Guardavalle – arrivano oggi i sequestri di dieci immobili di cui sei di categoria A/7 (ville e immobili di pregio), sei terreni, due autovetture, conti correnti e una società di rivendita autoveicoli, frutto del reimpiego di denaro ritenuto provento delle attività illecite perpetrate da Madaffari: il valore supera i tre milioni di euro.
Ricordiamo che nel febbraio 2022 con Madaffari furono 64 le persone arrestate con le accuse, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso, cessione e detenzione ai fini di spaccio, estorsione aggravata e detenzione illegale di arma da fuoco, fittizia intestazione di beni e attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti aggravato dal metodo mafioso.
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