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Intervista all’ex calciatrice Carolina Morace: “aiutare le associazioni sportive con crediti di utenza e agevolazioni per l’affitto degli impianti”

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È sicuramente la ex calciatrice italiana più conosciuta in Italia. Parliamo di Carolina Morace, 23 campionati di calcio, 450 reti segnate, 153 volte in nazionale segnando 105 reti. Quindi, appesi gli scarpini al chiodo, allenatrice della Lazio, della Viterbese maschile, del Milan e del London City; dal 2000 al 2005 alla guida della nazionale italiana, dal 2009 al 2011 di quella canadese e dal 2016 al 2018 di Trinidad e Tobago. Oggi Carolina Morace è candidata nella Circoscrizione centro per il Movimento 5 Stelle. Nei giorni scorsi è stata ad Anzio dove ha incontrato alcuni attivisti del territorio. Ed è stata l’occasione per conoscerla e avere un confronto sul futuro dello sport italiano e sugli aiuti che il Governo e l’Unione Europea posso dare.

Come nasce la candidatura con il Movimento 5 Stelle?

Sono iscritta dal 2022 subito dopo la pandemia. Di quei momenti difficili mi ha colpito la gestione del presidente Conte che è stato talmente trasparente e pulito da affrontare l’emergenza come meglio non sarebbe stato possibile. Ho capito che avevo di fronte una persona che non diceva bugie. Dello statuto del Movimento mi ha colpito la centralità della persona, sempre dalla parte di chi ha bisogno. Siamo vicini alla persona, non certo alle lobby delle armi, delle banche e delle assicurazioni. E poi la decisione di mettere la parola la pace sul logo dei 5 Stelle in occasione delle elezioni europee mi ha fatto capire che sono nel posto giusto.

Diventa dunque centrale il tema della pace nella sua scelta?

Sicuramente, tutti stanno parlando di pace, ma gli unici che hanno detto no all’invio di armi in Ucraina siamo stati noi. Non si può essere per la pace e corresponsabili di morte di giovani ucraini e russi. Inviare armi significa essere a favore della guerra e non credere nella diplomazia e ai negoziati. La pace è prioritaria.

Come sta affrontando questa campagna elettorale?

Sto girando le regioni del mio collegio cercando di capire quali sono i problemi dello sport e oggi colgo l’occasione per invitare i cittadini ad andare a votare.

Possiamo pensare ad un parlamento europeo che guardi con particolare attenzione anche allo sport? 

Il Parlamento europeo dovrebbe essere attento a tutti i diritti civili; anche il diritto a fare sport è un diritto di tutti ed è primario. Lo sport non è un accessorio, ma innalza e accresce sia gli individui che i territori perché è veicolo di modernità. Chi fa sport adotta stili di vita più sostenibili, più moderni, rispettosi dell’ambiente, dell’educazione alimentare, sulla strada di una moderna transizione ecologica. Va ricordato poi che lo sportivo fa diminuire la spesa sanitaria di 97 euro pro capite, mentre i sedentari la fanno aumentare di 52 euro pro capite.

Sul territorio di Anzio e Nettuno c’è il problema è degli impianti sportivi che sono quasi tutti inagibili. 

Purtroppo di tratta di impianti vetusti che risalgono nella maggior parte dei casi agli anni ‘60. E poi penso anche allo sport nelle scuole: ho vissuto in Australia, Canada, Inghilterra, dove ogni scuola ha due campi di calcio, quattro campi da tennis e piscine mentre qui in Italia una scuola su tre non ha nemmeno la palestra. E questo è un aspetto che va considerato in un discorso di programmazione.

Allora che bisogna fare? 

Oggi la formazione sportiva del giovane è demandata soprattutto alle associazioni sportive. Che vanno aiutate con crediti di utenza che consentano di affrontare le spese di gas, luce r acqua. A Livorno ho incontrato una società sportiva che paga utenze per 75 mila euro l’anno. E allora, è necessario dare una mano a queste realtà.

In proposito, è emerso che la società che gestisce lo stadio del nuoto di Anzio sia passata dall’affrontare spese di utenza da 15 mila a 50 mila euro mensili. È un’enormità… 

Ecco, su questo punto che dobbiamo lavorare. Ripeto, sono necessari crediti sulle utenze, ma anche agevolazioni sulle locazioni degli impianti sportivi, super bonus per la ristrutturazione degli stadi e dei palazzetti che guardi alla transizione ecologica con impianti fotovoltaici che abbattano proprio le spese delle utenze. Facendo anche attenzione alle esigenze dei disabili che fanno sport e che, per esempio, per l’acquisto di attrezzature sportive come una carrozzina possono arrivare a spendere 10 mila euro.

Le famiglie sono costrette ad affrontare spese mensili importanti per far praticare lo sport ai propri figli. Cosa si può fare? 

Per i ragazzi meno abbienti lo sport a mio avviso deve essere gratuito. Non è possibile pagare tra i 400 e i 900 euro l’anno per giocare, diventa uno sport di èlite, non inclusivo. E questo non è accettabile. Ecco perché è necessario aiutare e sostenere le associazioni sportive che, dopo la pandemia, hanno anche visto il calo del 20% degli iscritti e dei ricavi. Se aiutiamo correttamente queste realtà, possiamo ridurre le spese di iscrizione che, oggi, ricadono anche su famiglie meno abbienti. Parliamo tanto dei giovani ma in buona sostanza ce ne freghiamo. E questo non è possibile.

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