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Lezione su democrazia e legalità di Don Luigi Ciotti alla parrocchia di San Benedetto ad Anzio 2

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50 minuti di intervento straordinario quello di Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha partecipato a PartecipaRete, giornata della legalità organizzata oggi da numerose associazioni del territorio presso la parrocchia di San Benedetto nella zona del quartiere di Anzio2, dove insiste Corso Italia, la più importante piazza di spaccio del territorio. Un intervento a 360° nel quale il sacerdote antimafia ha incentrato il suo intervento sulla democrazia e partecipazione alla vita sociale come baluardo nei confronti della criminalità organizzata. “Solo unendo le nostre forze – ha esordito don Ciotti – diventiamo una forza etica, sociale, culturale, anche politica nel senso del servizio per il bene comune, per il bene di tutti. Il “noi” vince in tutti i contesti. Unire le forze come state facendo voi. La vostra azione è molto attenta e concreta perché mette insieme le diverse energie delle persone per costruire dei percorsi di cambiamento; il male esiste e va affrontato”. Quindi ha spiegato che il male è necessario chiamarlo per nome: mafia, ‘ndrangheta, corruzione. “Quando il valore del denaro diventa superiore a quello della vita si è già in conflitto, sofferenza – ha detto – le mafie hanno l’idolatria del denaro, vivono del possesso, del potere”.

La responsabilità di tutti nella lotta alle mafie

Poi ha spostato il suo intervento sulla necessità della partecipazione per sconfiggere le mafie. “Una delle malattie più terribili oggi – ha detto – è la delega, pensare che tocca sempre agli altri fare per noi. No, c’è una parte di responsabilità che chiama in gioco ciascuno di noi. Abbiano troppi cittadini ad intermittenza, a seconda dei momenti e delle emozioni. Abbiamo invece bisogno di cittadini responsabili, altrimenti consegniamo il paese agli altri; noi non possiamo permetterci tutto questo. L’omertà uccide la verità e la speranza. Allora ci sono momenti della vita che tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo morale, una responsabilità civile. Noi dobbiamo alzare il tono della nostra voce e delle nostre azioni. Non basta tagliare la mala erba in superficie, ma bisogna estirparla alla radice”.

La mafia, un cancro della società

Don Ciotti ha evidenziato come la mafia sia presente in Italia da 150 anni. “E non è possibile che ancora se ne parli – ha detto – nonostante l’impegno e il sacrificio di tanti uomini e tante donne. Anche se abbiamo fatto tante tante cose belle, importanti, tanti passi avanti per costruire la storia del nostro paese, siamo ancora qui a parlare di mafia, di corruzione, di varie forme di violenza; e allora bisogna estirpare il male alla radice, ma per farlo è necessario un grande impegno culturale, educativo, sociale. La lotta alla mafia vuol dire casa, lavoro, scuola, cultura, sanità accessibile a tutti. Non è possibile che 18 milioni di italiani non votino più, non partecipano più. Posso capire – ha continuato – che ci possa essere scoraggiamento, sfiducia e amarezza, ma non è possibile che 18 milioni di persone si disinteressino del bene del nostro paese. Perché questo favorisce chi ha altri progetti, chi ha scelto altre strade. Questo favorisce quei giochi criminali e mafiosi in tutte le loro espressioni”. In questo passaggio ha fatto riferimento ad una ricerca che riguarda l’impegno civile delle persone che frequentano le parrocchie. “È emerso – ha detto Don Ciotti – un dato inquietante che ci fa riflettere come chiesa: un fedele su due non si vuole occupare della politica e di questi problemi. C’è disattenzione, si sono prese le distanze. Sono legittimi dubbi e scoraggiamenti, ma non possiamo scappare via dall’assunzione di questa parte della nostra responsabilità, perché i cambiamenti che sogniamo e desideriamo hanno bisogno di ciascuno di noi. C’è bisogno di un impegno produttivo, trasversale, per proteggere e tutelare il bene comune che ha bisogno di ciascuno di noi”.

Il significato della parola democrazia

Il fondatore di Libera si è soffermato sul significato della parola democrazia. “Democrazia – ha detto Don Ciotti – è partecipare che è una delle maggiori garanzie della democrazia stessa. Oggi nel paese che io amo c’è una democrazia molto pallida e una costituzione che abbiamo un po’ tradito. Ma come stabilito dalla nostra costituzione siamo chiamati ad esercitare liberamente e responsabilmente il nostro ruolo civico “con” e “per” gli altri. Cominciando dall’ascolto degli ultimi, dei poveri, dei giovani. Lo dice la nostra costituzione che traccia una strada. Ma per reggere la democrazia c’è bisogno di partecipazione e se non c’è dobbiamo lottare perché questo avvenga cominciando dai nostri territori.

Oggi le mafie sono più forti di prima

“Le mafie – ha proseguito il suo intervento – sono tornate più forti di trenta anni fa e oggi nella testa degli italiani non ci sono più le stragi di Capaci, di via d’Amelio, le bombe di San Giovanni Laterano, di San Giorgio al Velabro, di Firenze, Milano. Nella testa della gente ci siamo fermati lì, a quelle stragi, di trent’anni fa. Oggi siamo qui per dirci umilmente che le mafie sono più forti di prima, non c’è territorio del nostro paese che si può considerare esente da questa presenza. Aveva ragione don Luigi Sturzo, intellettuale siciliano, quando disse che “la mafia ha i piedi in Sicilia ma la testa forse a Roma” e aggiunse una drammatica profezia “risalirà sempre più forte e crudele verso il Nord, fino ad andare oltre le Alpi. E quella profezia si è avverata. Oggi le mafie sono tornate più forti, ma nella testa della gente si è passati dal crimine organizzato mafioso al crimine normalizzato, è diventato una delle tante cose. Così come la droga che oggi non fa più notizia; l’eroina e la cocaina non se ne sono mai andate e sono arrivate altre droghe, altre sostanze, sono quasi più di 1000 le droghe chimiche sintetiche che distruggono la vita di migliaia e migliaia di persone. È che rappresentano uno dei pilastri e dei guadagni delle organizzazioni criminali e mafiose. A queste si aggiunge il gioco d’azzardo favorito da leggi ambigue, parte del quale è in mano alla criminalità, così l’usura, l’ecomafia, l’agromafia e altri settori dove c’è denaro e si può fare profitto. Loro ci sono. Ma tocca a noi esserci. E allora forza”.

L’esortazione di Papa Francesco all’impegno sociale

“Ha ragione Papa Francesco – ha detto don Ciotti – quando ha detto che “bisogna sporcarsi le mani per le questioni sociali”. Non basta pregare, ma serve anche l’impegno nella società per collaborare a costruire più libertà, più dignità, più giustizia per il bene comune, per il bene di tutte le persone. Non dimentichiamoci che l’ultima mafia è sempre la penultima perché nel codice genetico dei mafiosi c’è un imperativo: rigenerarsi. E la storia ce l’ha insegnato. Dobbiamo fare la nostra parte e cambiare le cose. Rigenerare noi stessi. Sono al vostro fianco”.

Necessario scuotere le coscienze

“Oggi più che mai – ha continuato don Ciotti – è necessario scuotere le coscienze; lo so che non è semplice né facile”. E poi parlando con piccoli scout ha chiesto loro durante le uscite quale animaletto gli dava fastidio; uno dei bambini ha risposto la formica e a quel punto Don Ciotti lo ha chiamato a sé al tavolo della conferenza e lo ha posto ai piedi dell’altare della chiesa di San Bonaventura, raccontando come la formichina abbia due stomaci. “Quando torna a casa, nel formicaio – ha spiegato don Ciotti – la formichina distribuisce il cibo del secondo stomaco alle formichine più deboli. Guardate che meraviglia. E allora spendere un po’ della nostra vita per dare vita a chi ne ha bisogno. Oggi dobbiamo trovare questo scatto in più insieme e non voltarci indietro se non per guardare le positività che si sono realizzate. Dobbiamo trovare la forza per fare in modo che i giovani ci seguono. E’ necessario uno scatto in più perché anche l’imperativo dei mafiosi è rigenerarsi. Molti si nascondono dietro la parola legalità, ma la legalità mette radici solo in terre fertili di responsabilità. E la responsabilità, ma anche la democrazia, chiedono a ciascuno di noi questo scatto in più”.