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Una città sepolta a Villa Adele: la scoperta degli studenti de La Sapienza

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Anzio ha delle antiche radici storiche, iniziate dagli insediamenti preistorici per arrivare al popolo dei latini, passando per i Volsci e, alla fine, con la conquista da parte di Roma, dove soltanto in seguito i romani istituirono la prima colonia di diritto romano in assoluto. Ma la città, appunto, neroniana ha una storia ancora tutta da scoprire, perché i romani non hanno lasciato i propri resti soltanto nell’attuale quartiere di S. Teresa.
Soltanto recentemente diversi studenti del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università La Sapienza di Roma, coordinati dal docente Alessandro Jaia di Topografia antica, hanno svolto degli scavi nei giardini di Villa Adele, portando alla luce una scoperta a dir poco sorprendente. A cinque metri sotto il piazzale dove in estate veniva allestita la gradinata degli spettacoli all’aperto, è stato trovato un ambiente di età repubblicana. Si tratta di un criptoportico formato da tre gallerie parallele lunghe, circa, 20 metri e la quarta che le coordina, come corridoio trasversale, lunga 10 metri. All’interno non sono stati trovati oggetti e la struttura è perfettamente conservata.
Un evento, questo, che ha lasciato tutti a bocca aperta, soprattutto per il modo in cui i resti archeologici sono stati riportati alla luce. L’idea di svolgere le ricerche in quella zona è stata suggerita da un articolo pubblicato nel 1897 da due archeologici, i quali sostenevano la presenza di una cinta muraria nei pressi della costa. Peccato che questa cinta non è stata trovata, bensì sono emerse mura di diversi periodi d’epoca romana e, appunto, il criptoportico.
Peccato che, adesso, l’ambiente romano non possa essere portato alla luce per mancanza di fondi. Secondo alcune fonti, sembrerebbero esserci a disposizione meno di 20.000 euro.