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Giornata Internazionale della Donna in Italia

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La Giornata Internazionale della Donna ha assunto in Italia diverse sfaccettature. Sono tante le organizzazioni e le associazioni che si adoperano per portare avanti le tematiche di questa celebrazione, ossia il desiderio di raggiungere una parità di genere nel lavoro e nella vita pubblica. Accanto a questa operazione di sensibilizzazione c’è però anche una deviazione folkloristica dell’evento, che è diventata un’occasione per le donne di abbandonare le loro abitudini quotidiane per concedersi una serata con le amiche, trasformare una giornata di celebrazioni in una festa mondana. Una deviazione dalle idee iniziali che non giova al valore di questa giornata, che dovrebbe continuare a perseguire le idee da cui ha avuto origine.
La Giornata Internazionale della Donna nasce nel 1909 negli Stati Uniti su proposta del Partito Socialista e in oltre un secolo di vita ha visto la conquista di numerosi diritti.

 

Ci sono però nel mondo ancora troppe differenze tra uomini e donne e sono molto diverse le modalità di accesso al lavoro e alle carriere. In italia la situazione è molto complessa e, nonostante i grandi passi avanti degli ultimi decenni, sono ancora numerose le situazioni da tenere sotto controllo. Come spiega una recente grafica di Unicusano nel 2020 il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni è del 49%, contro una media europea del 62,4%. E la Campania, la Sicilia e la Calabria fanno registrare tassi di occupazione al di sotto del 30%. Sono dati preoccupanti per un paese che figura tra le potenze mondiali e che porta avanti politiche sociali di integrazione e di parità.

 

La Festa della Donna in Italia oggi

C’è una visione di questo evento molto goliardica, che un po’ devia dagli intenti della Giornata internazionale della Donna. Bisogna però sottolineare che in contemporanea alle feste, ci sono anche tante iniziative che fanno luce sui problemi contemporanei della situazione femminile in Italia oggi.  Se analizziamo la presenza delle donne in politica, in Italia tra palazzo Madama e Montecitorio la percentuale è del 35,7% e si colloca tra i primi 20 paesi europei. Bisogna però specificare che nessuna donna è mai diventata presidente del Consiglio o capo dello Stato, nonostante slogan su questa possibilità. Non va meglio dal punto di vista dell’imprenditoria perché solo il 22% delle imprese italiane è gestita dalle donne, anche se il numero di società con a capo una donna sta crescendo in maniera esponenziale nel post pandemia.

 

Donne e istruzione

Uno dei capisaldi delle proteste femministe è sempre stato l’accesso paritario all’istruzione. Le donne risultano più istruite degli uomini, il 23% delle donne è laureato contro il 17% degli uomini. Ciò che però crea un gap per l’accesso al mondo del lavoro e alla copertura di mansioni dirigenziali è la specializzazione. Molte donne si specializzano principalmente in materie umanistiche, forse perché si sentono meno adatte a ricoprire ruoli in ambito scientifico. Il 36,8% degli uomini ha conseguito una laurea scientifica contro il 17% delle donne. Il divario aumenta se ci si concentra sulle discipline STEM, che fanno registrare un gap di genere 27 punti percentuali. Per far fronte a questo problema, si sta intervenendo con azioni mirate per favorire le iscrizioni delle donne alle Università scientifiche per favorire la ricerca e lo sviluppo tecnologico. Il premier Draghi durante la visita ai laboratori del gran Sasso ha ribadito la necessità di investire sulle giovani donne, ricordando il fondo di un miliardo per promuovere le donne ricercatrici in ambito scientifico.