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Anzio, richiamo disciplinare due giorni prima della pensione per Maria Cupelli

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Maria Cupelli (foto da facebook)

Normalmente quando si va in pensione arrivano gli auguri dei colleghi e dell’amministrazione o della società per le quali si è lavorato per tanti tanti anni. Invece ad Anzio accade che all’ispettore della polizia locale Maria Cupelli a due giorni dalla pensione arrivi una nota di richiamo da parte dell’amministrazione comunale per aver espresso delle perplessità sui social sul lavoro dell’assessore al Turismo e Spettacolo. Tanto da spingere Maria Cupelli a scrivere una lunga nota nella quale, senza mezzi termini, scrive che “si è rasentato il ridicolo”. In realtà forse si è anche superato.

“Due giorni prima di andare ufficialmente in pensione – racconta l’ormai ex ispettore della polizia locale di Anzio – l’amministrazione comunale mi saluta con un richiamo disciplinare per “comunicazioni potenzialmente lesive all’immagine dell’Amministrazione Comunale”. Il tutto per aver scritto pubblicamente che l’assessora al turismo e spettacolo forse non è adatta a ricoprire tale ruolo.
Credo sia doveroso da parte mia fare un breve riepilogo.
Ho prestato servizio nella pubblica amministrazione anziate per 25 anni, in qualità di Ispettore di Polizia Locale, dal primo luglio scorso sono ufficialmente in pensione.

La qualità del lavoro svolto non sta a me giudicarla, la cosa di cui sono certa è che, nonostante la mia appartenenza politica, di chiaro riferimento di sinistra, la mia militanza nel Partito Democratico ed il mio impegno su altri fronti, non ultimo quello sindacale in qualità di delegata Cgil, ho svolto il mio lavoro nel rispetto della città e delle istituzioni.
Il tutto iniziò tre anni or sono – continua Maria Cupelli – quando in merito alla vicenda di dominio pubblico per indagini in corso per evasione fiscale a carico di una azienda riconducibile al primo cittadino (si parlava se non ricordo male di circa un milione di euro evasi al fisco), la sottoscritta, da comune cittadina, in ambito di un confronto apertosi sui social sulla opportunità di dimissioni, sostenne e sostiene il principio secondo il quale, fatta salva la presunzione di innocenza, la carica di sindaco impone vincoli etici superiori quelli cui è sottoposto un qualsiasi cittadino, per questo il Sindaco avrebbe fatto bene a dimettersi. Per aver espresso ciò fui deferita in commissione disciplinare e condannata alla “pena” della censura. Provvedimento dalla sottoscritta impugnato.

Vorrei sembri normale io abbia continuato a manifestare le mie idee – continua Cupelli – nonostante l’amministrazione da cui dipendevo fosse di altra fede politica rispetto la mia.
Ho esercitato un diritto che, purtroppo, da parte di chi da anni cerca di zittire il dissenso, è stato vissuto in modo sistematico come lesa maestà. Infatti nel corso degli ultimi anni altre note disciplinari sono arrivate da parte del Dirigente della Polizia Locale su segnalazioni degli uffici del Sindaco e del Segretario Generale con le quali si chiedeva spiegazione in merito il mio interagire su questioni di interesse pubblico che riguardavano la città. Ma nessun richiamo è mai entrato nel merito del lavoro svolto nell’esercizio delle mie funzioni, si è sempre trattato di annotazioni prive di fondamento per manifesta insussistenza di una condotta disciplinarmente rilevante.

Purtroppo il grottesco cui siamo abituati da parte dell’attuale amministrazione non ha fondo. In data 28 giugno, 2 giorni prima di andare in pensione, mi viene notificata nota con richiamo disciplinare a firma del Dirigente della Polizia Locale, con la quale mi vengono contestate “comunicazioni potenzialmente lesive all’immagine dell’amministrazione Comunale di Anzio”.
La “lesione” inferta sarebbe aver giudicato fuori luogo un comunicato ufficiale di una assessora in cui si tacciano come portatori di odio coloro i quali criticano o dissentono le azioni messe in campo dall’amministrazione.
Non saper distinguere l’odio dal confronto, anche se a volte aspro, credo sia cosa grave, quando a scriverlo è un amministratore pubblico è evidente, a mio avviso, che lo stesso non è adatto a ricoprire tale ruolo.

Lascio alle spalle 25 anni di lavoro svolto insieme ad una comunità di tutto rispetto, quella della Polizia Locale.
Lascio alle spalle una amministrazione che fino alla fine ha usato il suo potere amministrativo datoriale nel tentativo di intimorire.
Invece di adoperarsi per cose serie che riguardano la città che governano, si perde tempo e denaro pubblico (andare in Tribunale costa), dietro una dipendente perché esprime la propria opinione su questioni che riguardano la comunità.
Con l’ultimo, infondato, richiamo disciplinare notificatomi (debitamente respinto al mittente dalla sottoscritta) due giorni prima della pensione, hanno rasentato il ridicolo e me ne dispiaccio, questi signori rappresentano la mia città ed avrei preferito riconoscere loro spessore culturale e politico anziché percepirli come arroganti politicanti che vivono la casa comunale come fosse casa propria.
Su chi (e sono stati in molti), in merito le mie vicende si è prestato al gioco di chi gestisce il potere – conclude Maria Cupelli – preferisco stendere un velo pietoso”.