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Nettuno, Dell’Uomo: “Come riuscimmo, insieme a Mancini, a mandare a casa Casto”

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Claudio Dell'Uomo

L’assessore alle Politiche ambientali del comune di Nettuno Claudio Dell’Uomo rivela altri particolari su come, nel 2018, insieme all’ex assessore 5 Stelle Daniele Mancini riuscirono a far decadere l’allora sindaco 5 Stelle Angelo Casto e il consiglio comunale. Avevano fatto rumore l’altra settimana le dichiarazioni con la quali l’assessore ricostruiva in maniera sommaria i momenti che portarono alla caduta del sindaco del Movimento 5 Stelle. Un terremoto politico dal quale emerge il ruolo determinante che in quella operazione ebbe l’ex assessore 5 Stelle e vicesindaco Daniele Mancini. Abbiamo ascoltato di nuovo Claudio Dell’Uomo che ci ha raccontato altri particolari inediti di quella sconcertante vicenda.

Allora è proprio tutta vera la storia che lei e l’ex assessore Daniele Mancini avete tramato per far cadere l’ex sindaco 5 Stelle Angelo Casto e causare lo scioglimento del consiglio comunale? O si rimangia quello che ha detto?

Non mi rimangio niente e la storia è assolutamente vera. In due mesi, nel periodo compreso tra le dimissioni degli assessori della prima Giunta della quale faceva parte Daniele Mancini e la nomina del nuovo esecutivo, ci siamo visti più e più volte con lo stesso Mancini per pianificare la raccolta di firme da portare al notaio e necessarie per far cadere il sindaco Casto e far sciogliere il consiglio comunale. Due mesi nei quali io rappresentavo i consiglieri di minoranza e lui i quattro consiglieri della maggioranza che sarebbero poi serviti per portare a compimento l’operazione.

Oltre che con Daniele Mancini, avete trattato le dimissioni anche con i quattro consiglieri che poi si sono dimessi?

No. La trattativa e gli incontri li ho sempre avuti con l’ex assessore Mancini; qualche volta ha partecipato anche il consigliere Giuseppe Nigro che in quel momento era per altro il presidente del consiglio comunale, la seconda carica più importante dopo quella del sindaco.

Lei parla di Nigro, uno dei consiglieri 5 Stelle che si dimise. In quel periodo avete avuto modo di incontrare anche gli altri tre che poi si sono dimessi ossia Daniela De Luca, Marco Montani e Simonetta Petroni?

Mai incontrati. Mi sono sempre visto esclusivamente con Mancini. Lui guidava la fronda all’interno del gruppo consigliare del Movimento 5 Stelle controllando i quattro che poi si sarebbero dimessi, mentre io facevo riferimento ai consiglieri di minoranza ai quali riferivo costantemente come procedeva l’operazione.

Vi l’aspettavate un epilogo così repentino della passata legislatura?

Onestamente no. E comunque quella chi ci ha dato Mancini è stata un’occasione che, come opposizione, abbiamo colto al volto. D’altra parte la minoranza da sola non può certo mandare a casa un sindaco e far sciogliere un consiglio comunale. Servono almeno quattro voti dei consiglieri di maggioranza che Mancini ci ha garantito e procurato.

Eppure Mancini dice che non c’entra niente, che non sono gli assessori a determinare la caduta di una sindaco. 

Lo so bene che gli assessori non fanno cadere un sindaco. Ma se un ex assessore si muove, come ha fatto Mancini, controllando e manovrando quattro consiglieri comunali di maggioranza che poi si sono dimessi, il gioco diventa facile. E’ quello che è accaduto a Nettuno. Semplice.

In relazione alle sue dichiarazioni relative al fatto che l’ex assessore Mancini avesse tramato contro il sindaco Casto che lo aveva nominato sulla fiducia in quel ruolo, lei è stato tacciato di essere un bugiardo.

Quello che dico è la verità vera. E d’altra parte ho screenshot a sufficienza tra me e Daniele Mancini relativi a quel periodo che confermano quello che dico. Non conviene continuare a darmi del bugiardo.

Lei dice che la manovra si è dipanata nell’arco di almeno due mesi. C’è stato un momento in cui ha pensato che la raccolta delle tredici firme non si concretizzasse?

Ad un certo punto ho avuto la percezione che non tutti tra i quattro consiglieri comunali 5 Stelle che poi si sono dimessi, fosse del tutto convinto. Ma poi è andata come è andata e sono venuti dal notaio a firmare le dimissioni. Tanto è vero che la sera prima mi sono sentito con Daniele Mancini per metter a punto gli ultimi dettagli. Ormai era andata. In quel periodo come consiglieri comunali di minoranza firmammo un documento nel quale ci dichiaravamo pronti a rassegnare le dimissioni un minuto dopo che i quattro consiglieri 5 Stelle si fossero dimessi. E così è andata. Quella mattina i primi a dimettersi furono Nigro, De Luca, Montani e Petroni. Poi dal notaio siamo saliti noi.

In quei due mesi di trattativa per far cadere Casto ha mai avuto modo di capire se Mancini avesse avuto dei ripensamenti visto che stava per mandare a casa un sindaco eletto da quasi 15 mila elettori?

Non ha mai avuto dubbi. Era determinato. Doveva far cadere il sindaco Casto e far sciogliere il consiglio comunale e l’obiettivo lo ha raggiunto. Con il risultato, che non aveva certo considerato, che oggi Nettuno la governiamo noi e non lui.

E’ vero, come ha detto, che i consiglieri di Progetto Nettuno Daniele Mancini e Simona Sanetti subito dopo le ultime elezioni amministrative si erano dichiarati pronti ad entrare nella nuova in maggioranza di centrodestra. 

Assolutamente vero, ma poi, come ho precisato, non se ne è fatto niente perché dovevamo giustamente premiare chi si era impegnato in campagna elettorale. Una volontà di rientrare che peraltro hanno riaffermato anche di recente. Credo che la stanza dei bottoni, il potere, gli manchi molto.