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Tre in arresto per usura ed estorsione, i legami dei Gallace con Anzio e Nettuno

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Tre persone – due uomini e una donna – in arresto per usura, estorsione e abusivo esercizio del credito. I legami dei Gallace con Anzio e Nettuno

Arrivano altri elementi e altri arresti che confermano l’operatività dei Gallace come locale di ‘ndrangheta nel territorio di Anzio e Nettuno; operatività, peraltro giudizialmente sancita dalla Corte di Appello di Roma che con la sentenza del giugno 2018 ha confermato e inasprito le condanne per associazione mafiosa comminate in primo grado dal Tribunale di Velletri a diversi esponenti della cosca. Dalle prime luci dell’alba, poliziotti della Questura di Roma e militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale, nei confronti di Umberto Romagnoli (classe 1947), sua figlia Francesca (classe 1983) e il “luogotenenteFabrizio Profenna (classe 1967), indagati per usura, estorsione e abusivo esercizio del credito. Romagnoli e Profenna sono stati raggiunti da una misura cautelare in carcere, mentre per la donna sono stati diposti gli arresti domiciliari. “La donna – spiegano dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma –, oltre ad aver fattivamente partecipato ad alcuni episodi di usura, è la compagna di Bruno Gallace, primogenito del più noto Giuseppe Antonio – pregiudicato per associazione mafiosa e traffico internazionale di stupefacenti (oggi defunto) – e fratello di Vincenzo – esponente di vertice dell’omonima cosca calabrese di Guardavalle, da anni stanziata sul litorale romano, soprattutto tra Nettuno e Anzio“. Proprio il legame tra i Gallace ei Romagnoli sarebbe stato talvolta rimarcato da Umberto Romagnoli per conferire maggiore forza intimidatoria alle proprie minacce.

Le accuse di usura e estorsione. In caso di mancata resrituzione del denaro scattavano violenza e minacce

Gli investigatori, coordinati dalla D.D.A., hanno ricostruito numerosi rapporti usurari gestiti dai Romagnoli che, nel caso di mancata o ritardata restituzione del denaro, estorcevano, unitamente a PROFENNA, con minacce e violenza, i crediti che vantavano dalle vittime. Emblematiche appaiono le parole proferite da Umberto Romagnoli: “…io te pio a bastonatenon è cattiveria… però devi fare la persona seria… io i soldi che c’ho me li sò fatti con l’anni de galera non me li hanno regalati a me”, “…a me quelli grossi mi piaciono perché fate il botto quando cascate”.

I sodali – spiegano ancora dal Comando della Guardia di Finanza – imponevano pagamenti settimanali per il rientro del debito, applicando tassi di interesse pari al 40% mensile per prestiti fino a € 5.000. Oltre tale importo si ‘accontentavano’ del 10% mensile, ma, in questo caso, il pagamento era a ‘capitale fermo’, in quanto le rate non decurtavano il capitale iniziale. Una vittima, ad esempio, per un prestito di € 80.000, è stata costretta a pagare € 8.000 al mese senza che l’importo iniziale venisse ridotto nel tempo. Per estinguere il debito, infatti, l’usurato era tenuto a corrispondere l’intera somma presa a prestito più una rata. In caso di ritardi nei pagamenti, poi, venivano applicate ‘multe’ fino all’intero importo della rata non corrisposta“.

La perfetta sinergia tra il personale della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, armonizzati dalla regia della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, ha permesso di smantellare definitivamente l’agguerrito sodalizio, liberando dal giogo dell’usura molte famiglie della Capitale, dove operavano, in prevalenza, i tre soggetti arrestati.