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Nettuno, mozione a sostegno della Commissione Segre: l’intervento della sezione locale dell’Anpi

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In una lunga lettera al sindaco di Nettuno Sandro Coppola e al consiglio comunale la sezione ANPI di Anzio e Nettuno critica la scelta di togliere i termini “antifascismo” e “resistenza” dalla mozione a sostegno della Commissione Segre approvata nell’ultimo consiglio comunale tenutosi venerdì scorso

Sostenere la Commissione Segre senza citare il valore fondante della democrazia, senza menzionare l’esperienza politica e culturale che ha portato all’ordinamento istituzionale che regge il Paese, senza chiarire chi furono le vittime e chi i carnefici di quel terribile momento storico che fu il fascismo in Europa. Questo è successo a Nettuno. Liliana Segre, vittima delle leggi razziali e sopravvissuta alla Shoah, donna impegnata ogni giorno per l’affermazione dei valori di uguaglianza e solidarietà scritti nella Costituzione, dovrà, dopo gli insulti e le banalizzazioni di alcuni politici italiani riguardo la sua tragica esperienza, assistere anche a questa strumentalizzazione messa in atto dal Consiglio Comunale di Nettuno. Restiamo sconcertati ancora una volta da ciò che accade in questo territorio ogni qualvolta si parli di storia e di memoria. Le persecuzioni, le deportazioni, le stragi, le discriminazioni su base razziale ed etnica le fece il fascismo perché quella era l’ideologia fascista, perché quella era la linea politica del fascismo. Liliana Segre fu vittima del fascismo e della sua politica. Le idee razziste e xenofobe, l’intolleranza e l’omofobia, la discriminazione e la guerra ai principi democratici le fece il fascismo di allora e le propagandano i fascisti di oggi. Don Minzoni (cattolico), Giacomo Matteotti (socialista), Antonio Gramsci (comunista), i fratelli Rosselli (liberalsocialisti), Piero Gobetti (liberale), sono solo alcuni di coloro che dal fascismo vennero assassinati perché antifascisti. Ripudiare il fascismo è sempre e comunque dovere delle Istituzioni perché la loro stessa natura è antifascista e tutti i rappresentanti istituzionali ricoprono un ruolo all’interno di Istituzioni nate dalla Guerra di Liberazione dal nazifascismo. L’antifascismo, è bene sottolinearlo in quanto pare che neanche il Sindaco lo sappia, non è solo e unicamente la contrapposizione dei democratici (di tutte le estrazioni politiche, siano esse di destra o di sinistra) al fascismo di ieri e di oggi, ma è una teoria dello Stato. Anzi, è LA teoria dello Stato. È la teoria su cui i padri costituenti si sono basati per costruire la Repubblica italiana, quella in cui “Tutti i cittadini… sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di opinioni politiche…”, la Repubblica in cui oggi viviamo. È quella teoria dello Stato che univa Raffaele Cadorna (monarchico) e Luigi Longo (comunista), Ferruccio Parri (azionista) ed Enrico Mattei (cattolico), Sandro Pertini (socialista) e Mario Argenton (liberale), e così via. Uomini di diverse famiglie politiche, differenti per idee e percorsi, ma in quel momento uniti per guidare il Corpo Volontari della Libertà, uniti nel movimento di Resistenza, sulla cui esperienza è fondata la Repubblica, sui quali caduti è stata scritta la Costituzione. Chiediamo quindi al Sindaco ed ai consiglieri che hanno voluto togliere il termine “antifascista” dalla mozione: quali valori vogliamo trasmettere alle giovani generazioni? Vogliamo dire che i democratici sono uguali ai fascisti? Vogliamo dire che gli assassinati nei campi di eliminazione sono uguali ai fascisti che si sono adoperati per farli catturare e deportare nei vagoni piombati? Vogliamo raccontare ai giovani di oggi che chi si è reso complice e protagonista delle stragi di civili e dei massacri (e lo ha fatto per un preciso disegno politico e militare, per una precisa ideologia, il fascismo appunto) è uguale a chi ha combattuto ed è caduto per la libertà? Invitiamo tutti, soprattutto il Sindaco, a ragionare e a rendersi conto di quanto sia importante fare memoria, costruire memoria e di quali siano i rischi che si corrono se questa funzione viene svolta con superficialità. Invitiamo inoltre tutti coloro che hanno ritenuto opportuno non usare il termine “antifascista” a rendersi conto che il ruolo che ricoprono è di natura antifascista, in quanto la Repubblica è fondata sull’antifascismo e i valori da diffondere e trasmettere alle future generazioni sono: pace, libertà e democrazia, il contrario quindi del fascismo”.