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Nettuno, gli studenti della Loi in collegamento con gli scienziati della Concordia, in Antartide

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scienziati della Concordia

Speciale collegamento degli studenti dell’ITSSET “Emanuela Loi” di Nettuno con gli scienziati italiani del Programma Nazionale Ricerche Antartide”, finanziato dal MIUR, che hanno risposto alle loro domande dalla lontana base antartica italo-francese “Concordia“.

L’iniziativa è stata curata dalla professoressa Savina Costantini che mesi fa ha concordato l’appuntamento con il CNR e con i ricercatori Simona Longo e Angelo Domesi che dalla “Loi” hanno fatto un po’ da ponte con i colleghi.

Concordia – hanno spiegato gli scienziati – è un avamposto scientifico unico su tutto il pianeta in cui si lavora su sismologia, astrofisica, meteorologia, magnetismo terrestre, geologia e tante altre discipline. Un progetto importante è la trivellazione di ‘carote’ di ghiaccio, perché negli strati più profondi si trovano intrappolati micro campioni delle antiche atmosfere terrestri. Con questo metodo sono stati studiati i mutamenti climatici degli ultimi 900 mila anni. Ad esso è collegato Ice Memory, che preserva questi studi in modo che voi, generazioni del futuro, possiate trovare soluzioni ai cambiamenti climatici“.

Fra domande verso l’Antartico che passavano dall’irradiazione solare sui ghiacci al buco dell’ozono, a pinguini, meteoriti, pesca di balene e foche, flora e fauna antartica, gli studenti del Loi hanno anche scoperto che il continente è circondato dalla Convergenza Antartica, una corrente marina che fa da barriera tra acque temperate e acque fredde ed ha grande importanza a livello climatico.

Vivere a Concordia – hanno spiegato Longo e Domesi, che hanno partecipato a varie spedizioni – è molto interessante, ma non semplice. Non ci sono cellulari e come fareste voi ragazzi? C’è solo una copertura via satellite che va centellinata. Chi lavora lì fa anche da cavia per l’agenzia spaziale sui test di isolamento, psicoattitudinali, di motricità. Come se si stesse in una navicella spaziale! Se capita un’emergenza sanitaria, alla base si può rischiare molto, soprattutto d’inverno“.