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Squalifica dopo lo schiaffo all’arbitro, interviene il sindaco: “Le Istituzioni devono educare non reprimere”

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arbitro donna
Il campo di Villa Claudia

E’ giunta poco fa la presa di posizione del sindaco di Anzio sull’increscioso episodio dell’11 novembre quando durante una partita della squadra Juniores del Falasche un giocatore di 17 anni ha colpito con uno schiaffo la giovane arbitro donna Enrica Peretta, designata dalla sezione Aia di Aprilia per dirigere l’incontro del campionato Juniores riserve tra il Falasche e la Borghesiana. A seguito dei fatti la Lega dilettanti ha squalificato fino al 30 giugno del 2021 il giocatore.

Le istituzioni scolastiche, sportive e sociali devono reprimere oppure educare i nostri ragazzi? Come il calciatore anziate diciassettenne, purtroppo, ho avuto la sfortuna di crescere senza entrambi i genitori e posso comprendere le difficoltà e i disagi di questo ragazzo – scrive nella nota Luciano Bruschini – in passato supportato dai nostri servizi sociali e poi accolto, gratuitamente, all’interno della polisportiva che, insieme a quella dei parenti materni e degli amici, è diventata la sua nuova famiglia. Nel percorso con i nostri servizi sociali il ragazzo ha sempre avuto un comportamento esemplare, così come dalla scuola non ci sono mai giunte segnalazioni negative. Il calciatore, che risulta a tutti gli effetti un bravo giovane, ha commesso un atto sbagliato, diseducativo al massimo, rispetto al quale è doveroso esprimere la vicinanza e tutta la solidarietà alla giovane arbitro che, purtroppo, si è trovata a subire il folle gesto, che non è mia intenzione sminuire ma evidenziare nella sua gravità”.

“Allo stesso tempo, dopo il dolore atroce di essere cresciuto senza i genitori – continua il primo cittadino di Anzio – togliere a questo ragazzo, per quasi quattro anni, anche la famiglia calcistica che lo ha “adottato”, ritengo sia un atto socialmente e culturalmente sbagliato. Domandiamoci anche quale percorso di vita potrà fare questo giovane se, dopo la famiglia d’origine, perderà anche la sua famiglia sportiva, la sua squadra, gli amici ed il contesto sociale del quale si sente parte… Confido nella Lega Dilettanti, nel buon senso della Federazione e soprattutto nella maturità della giovane Arbitro di Aprilia che, insieme al ragazzo, avrei il piacere di incontrare, affinché avvenga quel passaggio educativo che non può essere limitato ai 4 anni di repressione e squalifica, dalla vita familiare, sociale e poi sportiva, del giovane anziate”.

Due le considerazioni che salgono spontanee dopo la nota del sindaco: la prima è che evidentemente la ‘famiglia’ sportiva cui si riferisce Bruschini, non ha saputo ‘educare’ il ragazzo. Perché la prima ad essere stata diseducativa è stata proprio quella ‘famiglia’. Tanto è vero che durante la stessa partita un dirigente della squadra è stato espulso poco prima dell’episodio dello schiaffo, per essere entrato in campo ad inveire contro l’arbitro. Se lo spirito è questo, allora ben si comprende la reazione del ragazzo.

Infine vorremmo sottolineare come – al contrario dell’episodio al campo del Falasche – nel caso dell’aggressione al ‘Massimo Bruschini‘ durante la partita tra l’Anzio e il Lanusei, il sindaco non abbia inteso esprimere alcuna solidarietà nei confronti dei poliziotti del Commissariato di Anzio aggrediti e rimasti feriti, che stavano garantendo l’ordine pubblico durante la partita.