Migliaia di persone stamattina si sono strette ai genitori Paolo e Giuseppina e ai parenti per l’ultimo saluto a Silvia Cera, la ragazza ventinovenne di Nettuno morta in seguito alle gravi ferite riportate in un terribile incidente stradale verificatosi la scorsa settimana sul cavalcavia di Lavinio stazione. Nell’incidente è rimasto gravemente ferito il fidanzato della giovane che conduceva lo scooter T-Max che in fase di sorpasso si è scontrato con un’autovettura che proveniva in senso contrario. Il feretro è stato accolto da un picchetto della polizia di Stato. La mamma di Silvia, il sostituto commissario di polizia Giuseppina Miozzi, lavora infatti al commissariato di Anzio.
Prima dell’inizio della messa i colleghi di lavoro – Silvia faceva la fisioterapista – hanno voluto ricordare la loro amica e collega. “Ma che te va de scherza’, dicevi spesso. E lo scherzetto ce lo hai fatto tu. Ti ricordiamo buona, allegra, determinata. Amavi il tuo lavoro e sapevi rapportarti con i tuoi pazienti. Sempre pronta a risolvere gli intoppi “e che problema c’è, si fa”, dicevi. Questa eri Silvia con la tua bontà e la tua determinazione. Ti vogliamo bene”.
Il difficile compito di confortare i genitori di Silvia è toccato al rettore del Santuario don Antonio Coppola che ha celebrato la messa. “Non sia turbato il vostro cuore – ha detto – parole facili, ma sono parole di Gesù prima che venga sacrificato. Gesù che ci chiede di credere in lui e che ci prospetta una realtà piena, eterna. Quello che Dio prepara per noi è inimmaginabile perché la vita è la preparazione di un futuro meraviglioso.
Silvia era una ragazza buona, premurosa e la testimonianza dei suoi colleghi di lavoro ne è la conferma. Questo conta – ha proseguito don Antonio – questo è il biglietto d’ingresso per il Paradiso per la misericordia di Dio. Silvia nella sua esistenza ci ha insegnato a vivere con passione e amore”.
Poi si è rivolto ai genitori: “Paolo e Giuseppina – ha proseguito – devono vivere questo momento difficile con la fede, con lo spirito di fede perché questo li può sostenere, li può salvare dal dolore. La morte non è la fine, ma un passaggio. Se la viviamo come la fine non possiamo non disperarci. Se non l’abbiamo imploriamo Dio di donarcela. Se abbiamo fede questa ci sosterrà”.
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