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Cosa succede ad Acqualatina? Riflessione dell’ex consigliera Lina Giannino

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Raccontiamo ai cittadini in termini non politichesi.
Era il 12 e 13 Giugno del 2012 quando 26 milioni di italiani andarono alle urne per sancire che “l’acqua è un diritto umano, essenziale alla vita dell’uomo” e che come tale doveva essere pubblica.
Con tale referendum si voleva togliere ai gestori privati la possibilità di lucrare su questo elemento, togliendo dalle bollette la voce “Adeguata remunerazione del capitale investito” e con ciò si pretendeva una qualità del servizio in termini di tubature e perdite. Dopo 14 anni nulla è cambiato. Il servizio di Acqualatina è notevolmente peggiorato e noi ci ritroviamo con perdite idriche enormi pari, se non maggiori, al 70% e con le tariffe fra le più alte in Italia. Ricordiamo ai cittadini che Acqualatina è formata dal 49% da privati e 51% dai Comuni dell’ATO 4 (Ambito Territoriale Ottimale) ovvero Lazio Meridionale.
Bene.
In questi giorni Acqualatina chiede un aumento del Capitale da 26 a 56 milioni di Euro pari a 30 milioni ai sindaci dei comuni appartenenti all Ato 4, altrimenti annuncia il default, cioè il fallimento della Società.
Nel 2024, però, l’azienda ha prodotto 11 milioni di utili oltre i fondi del PNRR già ricevuti, accantonando anche 94 milioni destinati ad investimenti o agli aumenti di capitali. Dunque? Se sono stati accantonati 94 milioni per investimenti perché Acqualatina chiede altri 30 milioni?
Sappiamo tutti che ci sono bollette inevase per milioni di euro e mai richieste e perdite stratosferiche che paghiamo noi soliti (fessi) ops no (onesti).
Ora la domanda è: “chi dovrebbe pagare i 30 milioni richiesti?
Il Comune? Cioè noi, o i privati ovvero sempre noi poveri (fessi) “ops no” sempre onesti?
Oggi il Consiglio Comunale, all’unanimità si è espresso contro la richiesta di Acqualatina (meno i consiglieri di Fratelli di Italia che sono usciti dall’aula). Bene!!! Un Plauso, ma ora che succederà? Restiamo in attesa e vigiliamo come cittadini, non come appartenenti a fazioni politiche, l’acqua è un bene pubblico e vogliamo che venga rispettato il risultato del Referendum del 2011.

Lina Giannino