La Don Pino Puglisi è pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua storia sportiva, animata da una visione che mette al centro l’inclusione, il lavoro sul campo e la costruzione paziente di un’identità che va ben oltre il risultato. A fare il punto della situazione è Antonio Tomaselli, presidente e allenatore dell’ACSD dal 2013, che con passione e ostinazione ha costruito, anno dopo anno, una delle realtà più importanti per l’impatto sociale del territorio. La stagione appena conclusa ha regalato soddisfazioni importanti. La prima squadra, impegnata in Seconda Categoria, ha chiuso il campionato con il record di punti e una salvezza conquistata con diverse giornate di anticipo. Un risultato che va ben oltre la classifica e che si fonda su un lavoro tecnico e umano meticoloso, iniziato mesi fa nel silenzio degli allenamenti.«Mi sono approcciato al gruppo in modo umile», racconta Tomaselli. «Non ho costruito io la squadra da zero: l’ho ereditata e pian piano l’ho modellata con le mie idee, puntando sul 4-3-3 e chiedendo tanto ai ragazzi in termini di adattamento e spirito di sacrificio». Un cambio di rotta tattico che ha pagato, restituendo una squadra più compatta, equilibrata e sorprendentemente concreta sotto porta: «Rispetto agli anni precedenti abbiamo migliorato molto la fase difensiva, pur mantenendo un atteggiamento propositivo. E poi siamo riusciti a rivitalizzare elementi chiave, come Manuel Carpentieri, il capitano, che ha chiuso con 10 gol. La squadra prima aveva un problema realizzativo. Quest’anno invece abbiamo fatto tanti gol. Certo, qualche uscita brutta c’è stata, ma in generale la vena realizzativa è stata fondamentale. Il capitano ha fatto dieci gol, altri cinque, qualcuno tre. Ma la base di tutto è stata la difesa. Il mio è un modulo offensivo, ma siamo tra le migliori difese del campionato.
E con questo spirito, da gennaio tutti abbiamo iniziato a remare nella stessa direzione. Infine ci tengo tanto alla Juniores, vorrei riproporla anche quest’anno. Perché sono loro che devono portare il futuro alla Don Pino Puglisi. Devono apprendere tanto, ma hanno dei modelli: i 4-5 giocatori esperti rimasti, quelli seri, quelli che fanno la differenza. Perché la differenza tra una Juniores e una prima squadra è proprio quella: la serietà. Il concetto che ho dato a tutti, dal più piccolo al più grande, è che se non ti diverti non puoi ottenere risultati. E noi siamo partiti da un gruppo di amici, diventando una squadra vera».
La vera forza della Don Pino Puglisi, però, è il progetto complessivo: un contenitore sociale, prima ancora che sportivo. Accanto alla prima squadra, infatti, ci sono i gruppi del settore giovanile in fase di ricostruzione e soprattutto la squadra “Special”, composta da ragazzi con disabilità, che l’anno scorso ha vinto il proprio campionato all’esordio. «Sono loro il nostro orgoglio», sottolinea Tomaselli. «Diamo valore a ogni categoria, perché vogliamo costruire qualcosa che lasci un segno, dentro e fuori dal campo».
In un territorio dove altre realtà sportive faticano ad andare avanti, lla Don Pino Puglisi resiste, con risorse limitate ma idee chiare. «La nostra è una squadra che nasce dal basso, che si regge sul sacrificio e sul senso di appartenenza», spiega il presidente. «Non promettiamo traguardi irraggiungibili, ma continuità, impegno e spazio ai giovani. A settembre partiremo con un gruppo solido e motivato, con l’obiettivo di crescere ancora. Questa è la Don Pino Puglisi. Si parte dal sociale, ma si arriva alla prima squadra. E ogni tanto, bisogna anche sognare. Sperare di andare un po’ più su. Più in alto di dove siamo ora».
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