Home Cronaca L’Unione inquilini: “sgombero di Corso Italia ad Anzio, ricollocazione o deportazione?”

L’Unione inquilini: “sgombero di Corso Italia ad Anzio, ricollocazione o deportazione?”

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Sulle operazioni di sgombero delle 14 famiglie dalla palazzina e del civico 36 B di Corso Italia ad Anzio, interviene con duro comunicato Walter De Cesaris, dell’Unione inquilini:
“Oggi, come avevamo preannunciato con il sit in di ieri, è stato eseguito lo sgombero di Corso Italia 36. Uno sgombero che riguarda il rapporto tra un proprietario privato, inerte per anni, e abitanti che per necessità avevano occupato uno stabile vuoto e abbandonato. Una occupazione che durava da oltre 20 anni, nascosta dal silenzio delle Amministrazioni che si sono succedute. Oggi, nessuno che rivesta responsabilità istituzionali può dire di essersi trovato di fronte a un evento improvviso e inaspettato.
Da oltre un mese, da quando l’Unione Inquilini, è stata raggiunta da una disperata richiesta di aiuto dalle famiglie, abbiamo chiesto che si trovassero soluzioni idonee, prima di procedere allo sgombero.
Abbiamo censito le famiglie residenti e verificato che tutte avessero i requisiti per ottenere una casa popolare.
Ci era stata assicurata una soluzione di continuità territoriale, anche se probabilmente non nell’ambito del territorio specifico della città. Quella che è arrivata è invece una collocazione a Castel Volturno, fuori non della città ma della Regione Lazio, a 160 chilometri di distanza.
Una ricollocazione che assomiglia più a una “deportazione”, sulla base dell’alternativa tra prendere o lasciare e, a quel punto, essere abbandonato in mezzo alla strada. La vita delle persone è fatta anche di una economia di prossimità, di relazioni di vicinanza e parentali, di terapie mediche costruite con rapporti di fiducia, di continuità scolastica. Legami che così si spezzano e rischiano di compromettere le vite e le relazioni.
Allo stato dei fatti, il Comune di Anzio oggi non si è dimostrato l’altezza dei suoi compiti. Ieri aveva fornito rassicurazioni che non ha mantenuto.
Continuiamo con testardaggine a chiedere una soluzione diversa, di continuità territoriale e di relazioni.
L’Amministrazione della Città batta un colpo, rimedi a questa ferita inferta alla convivenza solidale.
Si apra un nuovo percorso.
Il tempo è finito”.