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Colonnine ricarica elettrica: qual è la situazione attuale in Italia?

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A partire dal 2025, tutte le nuove immatricolazioni nell’ambito della mobilità riguarderanno esclusivamente veicoli a zero emissioni. Questa decisione, che è stata presa lo scorso anno dal Parlamento Europeo, ha accelerato il percorso verso un futuro sempre più orientato all’elettrificazione. Ma, per sostenere questa transizione, è fondamentale un potenziamento mirato dell’infrastruttura di ricarica, sia nell’ambito pubblico che in quello domestico.

Quanto sono diffuse le colonnine di ricarica in Italia

La diffusione delle colonnine di ricarica elettrica in Italia sta crescendo, ma resta ancora un tema centrale per supportare l’adozione di veicoli elettrici su larga scala. Ovviamente per i privati che utilizzano un’auto elettrica, una soluzione strategica è adottare tecnologie smart come il fotovoltaico (aziende attive nel settore come Sunpark propongono tale soluzione) nella propria abitazione. Questo permette di produrre energia pulita e di ridurre notevolmente l’impatto dei costi di ricarica – e, naturalmente, di altri consumi energetici – sul bilancio familiare.

E in futuro le installazioni di colonnine di ricarica nelle abitazioni sono destinate ad aumentare ancora di più, considerando che la maggior parte dei veicoli sarà costituita da mezzi elettrici. Avere una colonnina domestica offre concreti benefici economici, oltre alla comodità di poter ricaricare il proprio mezzo di trasporto direttamente nel garage di casa.

Secondo una previsione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, entro il 2023 la richiesta di energia elettrica per alimentare i veicoli potrebbe raggiungere i 1.100 TWh. A sostenere questa domanda in crescita potrebbe essere l’adozione su vasta scala delle stazioni di ricarica domestica. È anche un Decreto direttoriale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, pubblicato il 12 giugno, che potrà incentivare ancora di più questo trend.

Gli incentivi previsti per le colonnine di ricarica

Il Decreto messo a punto dal Ministero stabilisce le modalità per la richiesta del bonus colonnine domestiche nel 2024. Viene previsto un contributo che copre fino all’80% delle spese per acquistare e installare colonnine di ricarica ad uso residenziale. Si tratta di un importo massimo rimborsabile di 1.500 euro per ogni colonnina, se a fare la richiesta è un privato, oppure fino a 8.000 euro se riguarda un edificio condominiale.

Il bonus può essere applicato alle spese sostenute con mezzi di pagamento tracciabili dall’1 gennaio al 31 dicembre del 2024, che riguardano sia l’acquisto che l’installazione delle infrastrutture. Tutti i cittadini possono usufruire di questo bonus, così come i condomini e le imprese che vogliono installare una colonnina per i veicoli elettrici, presso l’abitazione o in spazi condominiali.

Ci sono, però, alcuni requisiti che devono essere rispettati per poter accedere al bonus previsto. Le colonnine devono avere una potenza standard, essere conformi alla modalità di ricarica Modo 3, essere nuove di fabbrica (quindi non rigenerate). Inoltre, devono avere una garanzia di almeno due anni e l’installazione deve essere effettuata da parte di personale qualificato, in maniera conforme alle norme CEI. Le richieste per ottenere il bonus sono già iniziate, con presentazione online a partire dallo scorso 8 luglio, attraverso una piattaforma dedicata. Le assegnazioni sono effettuate entro 90 giorni dalla presentazione.

La ricarica e la pianificazione dell’infrastruttura energetica

Il mercato della mobilità elettrica continua a crescere e questo richiede una pianificazione attenta delle infrastrutture per la ricarica e delle risorse energetiche necessarie. La vita media delle batterie agli ioni di litio che alimentano le stazioni di ricarica è un aspetto fondamentale, così come essenziale è considerare i costi di produzione e il loro rapporto con gli impianti fotovoltaici che possono fornire energia sostenibile alle colonnine.

ENEA, collaborando con l’Università di Cassino, ha realizzato uno studio per l’ottimizzazione dell’uso delle batterie, confrontando due modelli. Il primo valuta l’energia scambiata complessivamente, mentre il secondo tiene conto della profondità di scarica.

Secondo i risultati che sono stati ottenuti, il secondo modello permette un utilizzo migliore dell’energia generata dagli impianti fotovoltaici, ma comporta un’usura più veloce delle batterie. Il modello più conservativo permette di prolungare la vita delle batterie, anche se con un minore sfruttamento dell’energia a disposizione.