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Anzio, porto paralizzato: i liquidatori sequestrano i motori dei barchini e bloccano le attività

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È caos al porto di Anzio. Questa mattina i curatori fallimentari nominati dal giudice del tribunale civile di Velletri, hanno sequestrato i motori dei barchini utilizzati dagli ormeggiatori della società per trasportare i proprietari dei natanti dal campo boa alle banchine. Contestualmente hanno di fatto annunciato il licenziamento degli ormeggiatori e dei tre impiegati della società, in tutto dodici persone. Una decisione clamorosa che blocca tutta una serie di attività che il personale svolgeva: riscuotere le tariffe delle barche in transito, gestire le sub- concessioni, gestire il pagamento ordinario e degli ormeggi, gestire anche le entrate del parcheggio retrostante il porto, quello su piazzale Marinai d’Italia. Al momento tutte queste attività che in qualche modo consentivano di drenare denaro fresco nella società dichiarata fallita dal Tribunale, sono bloccate. E ci saranno problemi grossi almeno in questo fine settimana, proprio per l’assenza dei servizi. Va comunque detto che i dipendenti della società sono comunque intenzionati a continuare a lavorare per la garantire i servizi e l’assistenza. Per tutta la giornata si sono susseguiti incontri tra i commissari e prefettizi, il dirigente comunale del demanio, quello del bilancio e la segretaria generale per cercare di trovare una soluzione in grado di sbloccare la situazione e salvare i posti di lavoro. La scorsa settimana gli stessi commissari avevano chiesto ai due liquidatori dal tribunale la continuità aziendale per almeno tre mesi, per garantire l’assistenza a tutte le attività interne al porto. Sembrava che ci fosse una via di uscita e invece è arrivata questa doccia gelata. Che avvelena ancora di più il clima. E va a detto che decisiva, in senso negativo, è stata la decisione della società Marinedi, ex socio privato nella Capo d’Anzio, di chiedere al tribunale civile di Velletri il pagamento di un credito di 300 mila euro riferito alla progettazione del porto turistico. Una richiesta respinta dal Comune che aveva sempre ritenuto che quei 300 mila euro rientrassero nei patti parasociali stipulati e non rispettati da Marinedi quando era socio di minoranza.

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