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Anzio, maxi frode: guai per il consigliere regionale Adriano Palozzi e il commercialista Natalino Monghese

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Sette persone sono state denunciate dalla Guardia di Finanza per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e indebite compensazioni; le Fiamma gialle hanno anche sequestrato denaro, depositi bancari e polizze assicurative per un valore di circa 4 milioni di euro. Tra i soggetti finiti nell’inchiesta il consigliere regionale Adriano Palozzi, – responsabile nazionale del movimento “Cambiamo con Toti“ – ritenuto dagli investigatori amministratore di fatto della società oggetto degli accertamenti, e il commercialista di Anzio Natalino Monghese che nel 2018 si era candidato a sindaco di Anzio, salvo poi rinunciare. E’ l’operazione eseguita dei Finanzieri del Comando Provinciale di Roma in esecuzione di due provvedimenti d’urgenza emessi dalla Procura della Repubblica di Velletri, poi convalidati dal Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale veliterno costituisce l’epilogo di complesse indagini nei confronti di una impresa di trasporti e logistica stabilitasi di recente a Pomezia, ma proveniente da Anzio, eseguite dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Roma e dalla Compagnia di Nettuno guidati dal maggiore Ambrogio Di Napoli.
Nel corso di una verifica fiscale le fiamme gialle avevano appurato che la società, a fronte di spese sostenute per lo sviluppo di un’innovativa applicazione informatica per la gestione dei vari processi di lavoro, in realtà mai venuta alla luce, aveva maturato un credito di imposta di oltre 1,6 milioni di euro, che era stato indebitamente compensato con debiti tributari e previdenziali.
Parallelamente, gli accertamenti delle Fiamme Gialle della Compagnia di Nettuno, coordinate dal II Gruppo di Roma, avevano accertato che i vertici dell’impresa – che era riuscita ad acquisire rilevanti commesse da operatori della grande distribuzione – avevano trasferito soltanto formalmente la forza-lavoro dipendente in capo a cooperative costituite “ad hoc” e intestate a compiacenti “teste di legno”, con cui venivano simulati contratti di appalto di servizi. L’interposizione di tali soggetti giuridici aveva consentito alla società beneficiaria dei servizi di addossare gli oneri del personale a soggetti terzi. In questo modo, grazie all’evasione dell’IVA e al mancato versamento delle ritenute fiscali, previdenziali e assicurative, la società aveva praticato alla propria clientela prezzi vantaggiosi, ai danni delle imprese concorrenti rispettose delle regole.
Quando le Fiamme gialle hanno avuto contezza di manovre preordinate alla cessione delle quote sociali ad una società di Napoli e alla nomina di un ulteriore “prestanome” alla guida della società principale, si è resa necessaria l’esecuzione del sequestro preventivo in via d’urgenza, finalizzato alla confisca “per equivalente”.
L’operazione si inquadra nella più ampia azione posta in essere dalla Guardia di Finanza di Roma a contrasto dell’economia sommersa e delle frodi fiscali, che alterano le regole del mercato, ledono i diritti dei lavoratori e danneggiano i cittadini e gli imprenditori onesti.