Home Dai Cittadini Riceviamo e pubblichiamo, Francesca Succi: “Basta menzogne su mio padre, voleva salvare...

Riceviamo e pubblichiamo, Francesca Succi: “Basta menzogne su mio padre, voleva salvare un’attività che tanto ha donato”

4017
0
CONDIVIDI
Bergami IMMOBILIARE

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Francesca Succi, che dice la sua sulla situazione all’ex hotel di proprietà della sua famiglia. “Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico, al quale non ci si può sottrarre”. Oriana Fallaci. La libertà di espressione è un privilegio che si è ottenuto con il tempo, è una vittoria dell’uomo, ma molte persone vanificano gli sforzi compiuti da intere generazioni che hanno combattuto per ottenerla, con il solo scopo di provocare una reazione, il cui fine ultimo è quello di ferire, utilizzando la solita frase fatta “siamo in democrazia, sto solo esprimendo la mia opinione”. Ecco, a questa affermazione rispondo con una sola, semplice parola: coscienza. Siamo tutti “schiavi”, purtroppo, o per fortuna, di una sensazione chiamata coscienza, al quale si può temporaneamente nascondere il fatto che sia sbagliata, ma ciò non toglie che la coscienza sa che lo sia. È risaputo, alle piccole città le novità non piacciono, si conoscono tutti ma nello stesso momento sono tutti dei perfetti sconosciuti. Un giorno sei amico, il giorno dopo non lo sei più, finendo per diventare motivo delle “chiacchiere” e delle critiche della gente, che non aspetta altro che un passo falso per poter scaricare tutta la sua frustrazione su uomini o donne, che hanno la sola “colpa” di essere stati elementi politici importanti e sempre a disposizione della stessa città. L’uomo in questione, Umberto Succi, è mio padre. Non voglio tessere lodi, non è nel mio stile e sarei di parte, ma il mio senso del dovere mi impone di fare chiarezza. Soprattutto perché chi avrebbe dovuto non ne ha mai fatta abbastanza e non si è mai preso del tutto la briga di conoscere quella che è la verità oggettiva, che solo la mia famiglia può sapere. Sto parlando anche, della mia verità, di quello che ho percepito per anni, senza poter dire la mia, soprattutto per la giovane età. In famiglia c’erano due emisferi, uno costruito apposta per me e mio fratello, fatto di tranquillità e spensieratezza, e l’altro fatto invece da preoccupazioni, giudizi, pregiudizi, incertezze eindecisioni, tutti aspetti della vita da cui i nostri genitori hanno sempre cercato di proteggerci. E proprio per non lasciarci una volta cresciuti, in balia di persone meschine e di quella ignoranza che ha fatto sentire mio padre inadeguato nella sua stessa città, hanno deciso di portarci via”.

“Nella vita si va avanti, almeno pensavo, invece i problemi non sono svaniti, anzi si sono ripresentati più intimidatori e prepotenti. infatti, proprio qualche giorno fa, non ho potuto fare a meno di notare negli occhi di mio padre, quell’ineguagliabile nervosismo, a cui non posso non prestare attenzione; ritrovandomi a dover entrare in quel famoso emisfero, dal quale i miei genitori mi hanno sempre allontanato. “e intanto Succi incassa alla faccia nostra, in una struttura non agibile da 5 anni non credete che c’è di mezzo la politica?”“oltretutto vengono ospitati in una struttura fatiscente e inagibile, almeno così era stata dichiarata.” “…la storia della struttura di via Portofino è lunga e piena di ombre…” “come fa a stare aperto quel cesso di struttura chiamata hotel […] la dovete fa chiude anche se il padrone è amico vostro.” “bruci Succi dentro l’albergo con i negri e tutta la sua famiglia.” Potrei continuare all’infinito… A questo punto vorrei spiegare una volta per tutte: che ciò che mio padre fa con i suoi soldi sono affari suoi e di nessun altro; che la struttura ex Hotel Succi è ancora di nostra proprietà ed è stata affittata ad una cooperativa che ha poi partecipato a diversi bandi della prefettura di Roma per l’apertura dei centri C.A.R.E; si parla tanto di ombre, luci, fantasmi… d’altronde siamo all’Hotel Transilvania, Agatha Christie ci avrebbe scritto un libro!! Quel “cesso di struttura”, che ha lavorato dignitosamente per 60 anni, che ha una posizione eccezionale sul mare, non è più un albergo, come già è stato dichiarato più e più volte, e proprio perché non idoneo all’attività alberghiera è stato messo a reddito affittandolo ad una cooperativa”.

“Tutto ciò non vuol dire che la struttura non sia adatta a qualsiasi altra attività, ad eccezione del settore alberghiero. Riguardo l’ultimo commento, vorrei sottolineare che è proprio questo tipo di ignoranza che ci ha spinto ad allontanarci. Arrivare ad augurare la morte ad una persona e alla sua famiglia per motivi ancora ad oggi sconosciuti mi sembra una mossa alquanto triste e vomitevole, che dimostra la mentalità ancora in evoluzione della città di Anzio, dove si fa la fila per iscrivere i propri figli alle scuole cattoliche e poi si insegna tutto il contrario all’interno delle mura domestiche. Si tratta di ipocrisia? Ne sono sicura. Vorrei concludere infine, appellandomi a tutte quelle persone, che sono sicura non si rispecchino in quel tipo di mentalità, chiedendo: davvero attaccare un uomo, un padre che al di sopra di tutto ha messo la sua famiglia, sarebbe la soluzione diretta ai vostri problemi? Nessuno avrebbe mai tentato in ogni modo per 20 anni di salvare un’attività che tanto ha donato e che vuole ripartire ancora più forte di prima? Un’attività sudata con il sangue di tre generazioni che rischiava di sparire? Bene, si può decidere di non farlo ma, è altrettanto legittima la scelta di un imprenditore come tanti di voler salvare la sua attività. E di questo, mio padre, non deve dare spiegazioni a nessuno.Q uesta non vuole pretendere di essere un’analisi politica o quant’altro, non è nient’altro che lo sfogo di una figlia, che per anni ha avuto una visione di un padre stanco di ascoltare menzogne sul suo conto, e che oggi prendendo coraggio, a spada tratta, racconta la verità, lo difende, e ne è orgogliosa, sempre e per sempre”.