Home Cronaca Porto, impianti alla Capo d’Anzio. Respinto il ricorso degli ormeggiatori

Porto, impianti alla Capo d’Anzio. Respinto il ricorso degli ormeggiatori

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Rigettata la richiesta delle cooperative di avere in custodia gli ormeggi nel porto

E’ arrivata ieri la decisione del Tribunale di Velletri di rigettare l’istanza presentata dalle cooperative di ormeggiatori Piccola Pesca e Sant’Antonio in merito al sequestro conservativo degli impianti presenti all’interno del porto di Anzio, fino alla scorsa estate utilizzate proprio dagli ormeggiatori per le proprie attività. La Capo d’Anzio aveva ottenuto la custodia delle attrezzature e degli impianti in virtù di un credito che ritiene di vantare nei confronti delle cooperative, relativo al mancato pagamento della subconcessione nel periodo di contenzioso sull’occupazione delle aree. Gli ormeggiatori avevano fatto ricorso chiedendo la custodia in mani proprie dei beni, ma il giudice designato, Maria Casaregola, ha rigettato l’istanza. Nelle motivazioni si legge, tra le varie motivazioni, che “detti beni non sono stati ripresi dalle cooperative a seguito della cessazione del contratto, di talché essi erano nella materiale disponibilità della sequestrante al momento dell’attuazione della misura, irrilevante essendo in questa sede la validità del titolo della materiale disponibilità” e che “i guadagni della sequestrante si ricollegano soprattutto dell’attività prestata in favore dei terzi in virtù della concessione demaniale marittima, e che eventuali questioni sui frutti derivanti dall’utilizzo dei beni e sull’usura di questi ultimi possono essere risolte con il riconoscimento di un’indennità”. Il giudice ha premesso alla sentenza che “le contestazioni mosse in ordine all’attuazione del sequestro conservativo non assumono natura di opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi, ma conservano la natura di eccezioni del soggetto che ha subito la misura cautelare, idonee soltanto a sollecitare l’esercizio, da parte del giudice della causa di merito, dei poteri di modifica, integrazione, precisazione o revoca del provvedimento, con la conseguenza che la competenza a decidere ogni questione in ordine all’attuazione di tale misura cautelare appartiene al giudice della causa di merito, e non al giudice dell’esecuzione”. Quindi, in attesa della decisione del giudice che si esprimerà in merito al presunto credito vantato dalla Capo d’Anzio nei confronti delle cooperative, le attrezzature restano a disposizione della società concessionaria del porto, che le sta utilizzando per le proprie attività. Soddisfatta la Capo d’Anzio, dato che l’accoglimento dell’istanza presentata dagli ormeggiatori avrebbe causato seri danni alle sue attività nel cuore della stagione estiva. “Il Giudice, confermando il proprio precedente provvedimento di sequestro, e l’attività della Capo d’Anzio ha rigettato le istanze presentate dalle Cooperative dichiarando la legittimità della custodia degli impianti in mano alla Capo d’Anzio ed il relativo utilizzo da parte della medesima Concessionaria – dice l’amministratore delegato della Capo d’Anzio Antonio Bufalari – Per le questioni economiche si rimanda al merito, che dovrà anche però tener conto delle ingenti somme spese dalla Capo d’Anzio per il ripristino e la manutenzione dei medesimi sistemi di ormeggio, lisi ed ormai vetusti. Per il momento il sequestro permane e la Capo d’Anzio deve esser considerata custode, quindi anche il pignoramento del conto bancario deve esser considerato atto illegittimo”. Bufalari fa riferimento al pignoramento di un conto corrente della Capo d’Anzio ottenuto da una delle due cooperative, in virtù del mancato pagamento di una fattura del service effettuato dalla stessa nel porto lo scorso anno, per una somma comunque inferiore a quella che la Capo d’Anzio ritiene di vantare nei confronti di quest’ultima.