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Buoni servizio non autosufficienza: le novità penalizzano gravemente i disabili

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Il nuovo Avviso Pubblico della Regione Lazio, promosso dall’Assessore regionale Massimiliano Maselli, per l’erogazione dei buoni servizio destinati alle persone non autosufficienti, finanziato nell’ambito del Fondo Sociale Europeo Plus, presenta gravi criticità che rischiano di comprometterne l’efficacia e di escludere proprio le famiglie che avrebbero maggiore bisogno di sostegno.
La misura prevede un contributo fino a 700 euro mensili per un massimo di 12 mesi, pari a 8.400 euro complessivi. Tuttavia, il meccanismo di erogazione stabilito dal bando introduce un elemento fortemente penalizzante: la rendicontazione delle spese potrà avvenire esclusivamente in un’unica soluzione, tra gennaio e febbraio 2027, per servizi fruiti durante tutto il 2026.
Questo significa che le famiglie dovranno anticipare integralmente i costi dell’assistenza per un intero anno, arrivando a sostenere spese che possono superare i 10.000 euro per ogni persona assistita, prima di poter ricevere il rimborso.
Una condizione che appare in evidente contraddizione con i requisiti economici richiesti dal bando stesso, che fissa un limite ISEE pari a 30.000 euro. È evidente che la maggior parte delle famiglie che rientrano in questa fascia di reddito non dispone della liquidità necessaria per anticipare tali somme.
Il rischio concreto è che la misura, pur formalmente accessibile, diventi di fatto inutilizzabile per la maggior parte dei potenziali beneficiari, determinando un’esclusione sistematica delle famiglie più fragili.
Ulteriore elemento di criticità riguarda il meccanismo di assegnazione e utilizzo delle risorse. Le graduatorie saranno definite prima dell’effettiva erogazione dei servizi, ma il contributo sarà riconosciuto solo a seguito della rendicontazione finale. In caso di mancata rendicontazione nei tempi previsti, il beneficio decade.
Non è però chiarito cosa accadrà alle risorse non utilizzate da parte dei beneficiari che, pur risultati idonei, non riusciranno ad anticipare le spese e quindi non rendiconteranno. Allo stesso tempo, le famiglie escluse dalla graduatoria non attiveranno i servizi, generando un possibile blocco nell’utilizzo dei fondi disponibili.
Questa impostazione rischia di produrre un duplice effetto negativo: da un lato, limitare l’accesso reale alla misura; dall’altro, determinare un utilizzo inefficiente delle risorse pubbliche stanziate, pari a 25 milioni di euro.
Queste novità producono un effetto gravissimo: risorse pubbliche già stanziate rischiano di non essere spese. Se le famiglie non riescono ad anticipare le spese, i contributi non vengono rendicontati e quindi non vengono erogati. In altre parole, la Regione risparmia proprio dove dovrebbe intervenire, scaricando il costo sulle famiglie e lasciando senza sostegno le persone con disabilità.
Di fronte a queste criticità è necessario un intervento immediato della Regione Lazio: il bando va modificato radicalmente prima che si possano iniziare a inviare le domande, introducendo rendicontazioni mensili, come accadeva negli scorsi anni, perché così com’è è inaccessibile e ingiusto.
Le politiche per la non autosufficienza devono essere costruite partendo dai bisogni concreti delle persone e delle famiglie, non da modelli cervellotici che, nei fatti, ne impediscono l’utilizzo.
A rendere il quadro ancora più grave è il fatto che il bando è arrivato con un enorme ritardo rispetto alle tempistiche previste. Un ritardo che avrebbe richiesto misure di semplificazione e sostegno, ma che invece, con le modalità scelte, finisce per peggiorare la situazione rispetto agli anni precedenti.
Una misura pensata per aiutare i più fragili non può trasformarsi in un meccanismo che li esclude e li lascia soli.

Roberto Alicandri