In un incontro di calcio a 5 disputato a Roma, il direttore di gara, 18 anni, è stato aggredito da un calciatore di 17 anni e colpito forte dietro alla nuca. A quel punto l’arbitro è stato trasportato con l’ambulanza del 118 al pronto soccorso e refertato con sette giorni di prognosi. Il giudice sportivo ha inflitto all’aggressore quattro anni di squalifica. A seguito di questo increscioso episodio, il Comitato Regionale del Lazio ha emesso un comunicato che:
“condanna con la massima fermezza ogni episodio di violenza che torna, purtroppo, a manifestarsi nei campionati regionali, dal settore giovanile fino alle categorie superiori sia di calcio a 11 che di calcio a 5 dopo solo qualche giornata di campionato. Che si tratti di aggressioni fisiche, insulti, minacce, comportamenti discriminatori o atteggiamenti antisportivi, simili azioni non trovano alcuna giustificazione e non saranno mai tollerate.
Il calcio è e deve restare uno strumento di crescita, confronto e rispetto. Ogni volta che la violenza entra in campo o si manifesta sugli spalti, viene colpita la dignità dello sport stesso e di tutti coloro che ne fanno parte: calciatori, arbitri, tecnici, dirigenti e famiglie. Il CR Lazio ribadisce che nessun risultato sportivo può valere più del rispetto reciproco, fondamento di ogni competizione leale.
Si ricorda che, ai sensi del Codice di Giustizia Sportiva, qualsiasi episodio di violenza fisica o verbale, discriminazione o comportamento offensivo sarà perseguito con la massima severità. Le società sono direttamente responsabili del comportamento dei propri tesserati e sostenitori: tolleranza zero verso chi, dentro o fuori dal campo, macchia l’immagine del calcio regionale.
Il cambiamento non si ottiene solo con le punizioni, ma con un impegno condiviso.
Per questo, il CR Lazio richiama tutte le componenti del movimento a un’assunzione di responsabilità concreta: le società sono chiamate a promuovere momenti formativi e di sensibilizzazione, a vigilare sul comportamento dei propri tesserati e a intervenire prontamente in caso di episodi scorretti.
I tecnici e dirigenti devono essere esempio di equilibrio e rispetto, educando alla cultura del confronto, non del conflitto.
I calciatori, in ogni categoria, devono ricordare che la competizione sportiva non giustifica mai la violenza o la mancanza di rispetto.
Le famiglie e i tifosi, infine, hanno un ruolo fondamentale: il loro esempio, anche sugli spalti, contribuisce a formare l’ambiente in cui crescono i giovani atleti. L’incitamento deve essere positivo, mai offensivo o intimidatorio”.
Accedi
Benvenuto! Accedi al tuo profilo
Hai dimenticato la tua password?
Privacy Policy
Password recovery
Recupera la tua password
Ti abbiamo inviato una password via email










