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Porto di Anzio, la resa dei conti: ancora critiche da Noi moderati, “l’amministrazione non è in grado di passare dalle parole ai fatti”

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L’Amministrazione non è in grado di trasformare i titoli di giornale in profondità di fondale. Sia subito chiaro: il nostro non è un attacco personale all’avvocato Pietro Di Dionisio, del quale rispettiamo la professionalità e la competenza. La nostra critica riguarda esclusivamente l’operato politico dell’assessore al demanio, perché è sul piano politico che giudichiamo i risultati.
Basta trovare scuse, giustificazioni o dare la colpa a qualcun altro. Il dragaggio del porto di Anzio è fermo al palo. Ogni giorno di inerzia affossa turismo, pesca e, soprattutto, la credibilità di questa Giunta. Se volete dati e fatti, adesso ve li diamo, punto per punto.
La tanto decantata “draga” si è limitata a scavare un corridoio d’emergenza largo appena trenta metri: un intervento tampone da 39.500 euro deliberato con la Determina n. 14 del 6 giugno 2025, che incide su appena 1.600 m² di fondale e sposta meno di 2.500 m³ di sabbia—una goccia nel mare rispetto a ciò che realmente serve per rendere sicuro l’imbocco del porto.
Ma c’è di più. È lo stesso Comune di Anzio, nero su bianco, ad assumersi la responsabilità della gestione del dragaggio completo. Attraverso la Delibera di Giunta Comunale n. 54 del 28 marzo 2025, l’Amministrazione ha dato atto che l’intervento sarebbe stato finanziato con l’apposito contributo regionale, impegnando il dirigente del demanio a:
incaricare un professionista per la progettazione dell’opera, individuare imprese per le indagini batimetriche, la caratterizzazione dei sedimenti e il rischio ordigni bellici,
reperire i fondi iniziali dal bilancio comunale in attesa del trasferimento,
dare immediata esecuzione al dragaggio.
E ancora, nella stessa Determina n. 14/2025, si legge chiaramente che, “in adempimento all’atto di indirizzo dell’Amministrazione si è provveduto ad avviare ed affidare il servizio di progettazione per il dragaggio del passo di accesso portuale, e le attività propedeutiche in ordine a rilievi batimetrici, caratterizzazione dei sedimenti ed indagini preliminari”. Tutto ciò conferma che la macchina amministrativa era stata avviata, il milione di euro stanziato dalla Regione era già disponibile (DGR n. 229 del 15 aprile 2025), e il Comune si era assunto l’onere completo dell’intervento. Ma a oggi, quel milione giace ancora inutilizzato.
La Regione Lazio, quindi, diversamente da quanto affermato da Lavinio per Anzio, ha compiuto puntualmente tutti i passi amministrativi necessari, finanziando tempestivamente il Comune e delegando la gestione operativa nei tempi che avrebbero consentito al porto di essere pienamente operativo per la stagione estiva. È il Comune di Anzio che non ha ancora utilizzato quei fondi per rendere operativo il porto.
Questi sono i veri dati e i veri fatti al 20 luglio 2025: un porto fermo, una stagione estiva compromessa, e ulteriori danni economici già prevedibili che ricadranno sulle tasche dei cittadini.
Se l’Amministrazione non è in grado di passare dalle parole ai fatti, mantenga almeno una promessa: quella di farsi da parte. Quando non si riesce a cambiare rotta dopo vari tentativi, l’unica soluzione è cambiare equipaggio.

Il Direttivo Noi Moderati Anzio