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​”Una storia”: quando il dialogo salva l’amore. Anna Foglietta commuove Anzio con il suo esordio alla regia

di Guendalina Sabba Ieri sera il Cinema Astoria di Anzio ha ospitato una serata speciale, di quelle che lasciano il segno e fanno riflettere a lungo dopo l’uscita dalla sala. Sul grande schermo è andata in scena la proiezione di “Una storia”, il primo lungometraggio da regista di Anna Foglietta: un dramma intimo, autentico e […]

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di Guendalina Sabba

Ieri sera il Cinema Astoria di Anzio ha ospitato una serata speciale, di quelle che lasciano il segno e fanno riflettere a lungo dopo l’uscita dalla sala. Sul grande schermo è andata in scena la proiezione di “Una storia”, il primo lungometraggio da regista di Anna Foglietta: un dramma intimo, autentico e profondamente umano.
​Per l’attrice non si tratta della prima esperienza dietro la macchina da presa: Foglietta si era già misurata con la regia firmando una biopic su Nilde Iotti, figura chiave della Costituente e della Repubblica italiana. Ed è proprio dal pensiero della Iotti che nasce la scintilla profonda di questo film: non possiamo guardare oltre, verso una dimensione più ampia, se prima non impariamo a guardare al nostro microcosmo, dentro di noi e nelle nostre relazioni quotidiane. In questa chiave, “Una storia” assume anche un forte valore politico, facendosi specchio fedele e acuto della società contemporanea.
​Il film racconta la vita di Erika e Mauro. Lei cassiera, lui operaio. Una quotidianità fatta di ritmi semplici, sacrifici e cura: il lavoro, le colazioni pronte, i ciambelloni fatti in casa, l’accudimento. Quando la figlia ormai grande lascia la casa per l’università, il nido si svuota e con esso crollano improvvisamente le certezze.
​Rimanere soli riporta a galla nodi mai sciolti. È soprattutto Erika ad accusare il colpo: dopo una vita spesa a fare la madre, la moglie e la figlia (occupandosi anche della propria madre), si ritrova a fare i conti con se stessa e con i propri sogni messi da parte, ammettendo con disarmante sincerità: «Io non so neanche più cosa mi piace».
​Dall’altra parte c’è Mauro, ed è qui che la regia regala una delle figure maschili più toccanti. Mauro è un uomo d’altri tempi, apparentemente ruvido nelle maniere come vuole il classico stereotipo dell’operaio, ma straordinariamente ricco di contenuti. Portatore di un passato irrisolto, segnato dal rapporto con un padre critico con cui non c’è mai stato un vero dialogo, dimostra una profonda sensibilità: si commuove, si interroga e non ha paura delle proprie fragilità.
Quando l’incomunicabilità sembra incrinare definitivamente la coppia, arriva la svolta. Durante una cena, la corazza di Mauro crolla in un pianto sincero e spiazzante: «Io ho paura che finisca tutto, perché io ho un senso solo se sto con te». Erika non rifiuta quell’intimità, ma la accoglie. Grazie alla parola e al coraggio di mostrarsi vulnerabili, la coppia si rinsalda, dimostrando che l’educazione affettiva e la comunicazione sono i veri capisaldi di ogni relazione.
​Un film ricco di messaggi e citazioni visive di forte impatto: bellissima, tra le altre, la presenza della bandiera palestinese che campeggia all’interno del bar durante la scena dell’aperitivo di Mauro. Un dettaglio non casuale, che sottolinea l’impegno civile della narrazione.
​Una storia è davvero uno spaccato di vita condivisa. Anna Foglietta ci regala un messaggio di grande speranza: riscoprire se stessi nelle piccole relazioni di ogni giorno è il primo, fondamentale passo per potersi poi aprire con consapevolezza ed empatia al resto del mondo.

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Redazione Ilgranchio.it
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