di Martina Esposito
Nelle strade di Anzio sono esposte alcune opere di un artista conosciuto a livello internazionale.
Si tratta di quattro stendardi realizzati da Daniele Sigalot: ecco i luoghi prestigiosi che hanno accolto i suoi lavori. Sul suo percorso anche un documentario firmato RAI.
Sulla facciata del Comune di Anzio è comparso uno stendardo su cui si legge “Le onde ritornano sempre”. A pensarlo e a realizzarlo è stato Daniele Sigalot, tra gli artisti italiani contemporanei più affermati del momento. Ne ha realizzati diversi, disseminando per la città altre installazioni tessili e frasi poetiche ispirate al mare e al paesaggio locale: da “Le stelle non cadono mai” a “Le ombre seguono tutti”, fino a “Anche il vento si perde”. Prima di approdare ad Anzio in occasione del Think Tank Art, il festival curato da Gianluca Marziani che porta l’arte in tutta la città, le opere di Sigalot hanno attraversato molti spazi di primo piano del nostro Paese. Ecco quali.
Dall’Aeroporto di Fiumicino alla Camera dei Deputati
Il suo intervento pubblico più imponente è Master of Mistakes, la scultura monumentale installata nella Piazza del Terminal 1 dell’Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino. L’opera – una sfera in alluminio bianco alta tre metri e pesante 700 chili che riproduce un planisfero in fogli accartocciati – è stata donata allo scalo e inserita in un contesto in cui dialoga con le vetrate storiche di Giotto e con il legno di Mario Ceroli, dopo essere transitata per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
Molto forte la dimensione istituzionale della sua ricerca. È stata infatti inaugurata a Roma solo l’8 settembre 2026 la sua esposizione nel Complesso di Vicolo Valdina della Camera dei Deputati: intitolata Un ritratto di chiunque a Roma, la personale è stata curata da Guicciardo Sassoli de’ Bianchi e promossa dal presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone. Al centro del progetto espositivo c’è una mappa della Capitale incisa su una grande superficie in acciaio lucido e specchiante, in cui i tratti dei visitatori si sovrappongono alle strade e ai quartieri, facendo sì che sia la città stessa a ritrarre chi la guarda. Anche qui sono presenti alcuni stendardi, stavolta dedicati ai volti di chi ha posato davanti alla mappa.
La storia di Daniele Sigalot
Classe 1976, Daniele Sigalot compie una svolta radicale dopo i suoi primi sette anni trascorsi a lavorare come copywriter tra Roma, Milano, Barcellona e Londra: nel 2007 abbandona la pubblicità per dedicarsi interamente e a tempo pieno all’arte contemporanea. Il background nella comunicazione e il successivo periodo vissuto in capitali estere – come Berlino, dove fonda lo spazio espositivo “La Station”, e Barcellona – forgiano una cifra stilistica internazionale. La sua ricerca artistica si concentra sull’uso di materiali industriali pesanti, come l’alluminio e il neon, per trasformare elementi fragili in sculture monumentali. A tenere traccia del suo percorso, anche il documentario La gravità del superfluo, trasmesso in prima visione su Rai 5 e proiettato in apertura del Think Tank Art negli spazi di Villa Sarsina.



