È stata presentata come una novità importante per le famiglie che assistono una persona con disabilità. Ma basta guardare un po’ più da vicino per accorgersi che, nella sostanza, cambia davvero poco.
La possibilità per più familiari autorizzati di utilizzare i propri permessi nella stessa giornata, in particolare quando vengono fruiti a ore, può rendere più semplice l’organizzazione dell’assistenza. E questo è certamente positivo.
Ma fermiamoci qui.
Non raddoppiano i giorni di permesso. Non aumentano le ore complessivamente disponibili. Non arrivano nuove risorse. Non viene alleggerito il peso enorme che grava ogni giorno sulle famiglie.
Si interviene, ancora una volta, sulla modalità con cui utilizzare uno strumento già esistente, senza affrontare il problema vero.
E allora viene da chiedersi: è davvero una riforma?
Perché chi vive quotidianamente la disabilità sa bene che il problema non è soltanto riuscire a incastrare meglio qualche ora di permesso. Il problema è un sistema burocratico che spesso è un muro di gomma e personale che pur di non prendersi responsabilità ti fa ripresentare sempre gli stessi fogli e magari ti chiede di rivedere il disabile continuamente portando le famiglie all’esasperazione.
Questo ovviamente non vuol dire che tutto il sistema e le persone siano così, ma purtroppo queste cose accadono e non bisogna nascondersi dietro un dito.
Servirebbero più sostegno, più servizi, più risorse e soprattutto una politica capace di affrontare il problema nella sua complessità.
Invece ci ritroviamo, ancora una volta, davanti a una piccola modifica presentata come una grande conquista.
Una riforma che, nella vita concreta di tante famiglie, rischia di essere poco più che un aggiustamento burocratico.
Insomma: si è partorita l’ennesima riforma pressoché inutile, buona soprattutto per essere annunciata come una svolta.
- Roberto Alicandri,
Presidente del consiglio comunale di Nettuno



