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Marcia dalla Pace, l’appello alla pace del rappresentante a Roma palestinese agli “amici” israeliani

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E’ stato un intervento pacato, accorato, lucido quello del rappresentante della comunità palestinese di Roma e del Lazio intervenuto alla marcia della solidarietà per la Palestina organizzata dalla Rete civica per il disarmo di Anzio e Nettuno. “Voglio ringraziare gli organizzatori della manifestazione – ha detto nel suo intervento -. Questa solidarietà ci spinge da 75 anni a non disperarci, perché non ce lo possiamo permettere. Noi non disperiamo, resteremo sempre con il nostro obiettivo, di creare il nostro stato libero, democratico, autonomo con tutti i palestinesi. Quando sono arrivati gli israeliani sulle navi dell’Europa in Palestina, i palestinesi erano 1,5 milioni, dopo tanti massacri i morti palestinesi sono stati più o meno 1,5 milioni, ma oggi contiamo una popolazione di più di 14 milioni di persone. E questo per noi è il segnale che è necessario resistere. Lo devono sapere”.

Quindi l’appello alla ricerca della pace. “L’unica cosa che chiediamo è la pace – ha proseguito nel suo intervento il rappresentante della comunità palestinese -, trovare una soluzione pacifica perché questi 75 anni di guerre non hanno portato a nulla di buono. Solo disperazione sia da una parte che dall’altra. Noi resistiamo, ma loro non vivono in pace, vivono nel terrore, nella paura. Noi palestinesi abbiamo imparato molto dalla resistenza italiana perché sappiamo il prezzo che è stato pagato per avere questo momento di pace e serenità. Chiediamo agli italiani di aiutarci ad avere la pace. Mi rivolgo anche agli amici di Israele – ha aggiunto senza esitazioni – per fargli capire che con la guerra, con l’oppressione, con le persecuzioni, con le leggi razziali non si vince una guerra. Anzi si arriva solo alla distruzione. Oggi purtroppo non è solo la questione palestinese; nel mondo ci sono più o meno 55 focolai di guerra, di disperazione. E se noi non guardiamo la realtà in faccia, non interveniamo oggi, ai nostri figli sarà difficile riparare. Chiediamo che vengono aperti i confini per dare la possibilità ai giovani di tornare a ricostruire il nostro paese. Questo chiediamo – ha concluso – e non solo per i palestinesi, ma anche per i giovani di tutto il mondo arabo che oggi vivono situazioni difficili”.