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Anzio, presentata la minestra dei pescatori portodanzesi con marchio De.C.O. Degustazioni fino al 15 ottobre

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Si è conclusa con la degustazione del rinomato piatto la presentazione della minestra dei pescatori portodanzesi che di recente ha ottenuto l’importante riconoscimento del marchio di Denominazione Comunale di Origine (De.C.O.) da parte dell’Anci.

Presenti alla manifestazione, che si è svolta al ‘Turcotto‘, i rappresentanti degli altri ristoranti che hanno aderito al progetto proposto dal Comune di Anzio, la stampa e le associazioni dei pescatori locali. Riuniti intorno al tavolo dedicato alla minestra e all’eccellenza del territorio, il pesce, cucinato secondo le antiche tradizioni tramandate dalle famiglie anziati. A dominare, oltre ai ‘regali’ del mare sapientemente cucinati dagli chef anziati, anche la nuova campagna, d’effetto, che punta appunto sull’enogastronomia locale con lo slogan – che è già un tormentone – ‘la migliore cucina marinara del mondo’ e il reportage fotografico ‘La filiera’ di Elisa Cucina dedicato al mondo dei pescatori.

Alla presentazione, moderata dal consigliere comunale Flavio Vasoli responsabile del progetto ‘Le eccellenze di Anzio’ finanziato dall’Arsial e promossa dall’Ufficio Promozione turistica e Comunicazione, sono intervenuti il sindaco Candido De Angelis, il biologo marino Claudio Brinati per dieci anni presidente del consorzio gestione molluschi del compartimento di Roma e fondatore del presidio slow food della tellina del litorale e il delegato dell’Anci Lazio e Luca Masi che ha ricordato come obiettivo dell’Associazione sia quello di tutelare la diversità e la qualità dei prodotti e nello stesso tempo concorrere a far emergere l’unicità di ogni singolo Comune. Presenti anche gli chef Enrico Garzia del ‘Turcotto’ e Walter Regolanti di ‘Romolo al porto’ che hanno spiegato nel dettaglio l’antica ricetta della minestra dei pescatori e gli chef di Alceste al Buongusto Igino Regolanti e Roberto Naciti della Baia di Ponente.

Fino al 15 ottobre i ristoranti di Anzio, che esporranno il logo-adesivo della minestra, promuoveranno l’antico piatto dei pescatori e tutte le altre prelibatezze della rinomata cucina marinara anziate al prezzo di 10 euro. Ad oggi hanno aderito al progetto sono i seguenti ristoranti: Al Sarago, Alceste al Buon Gusto, Alceste Caffè, Baia di Ponente, Capo d’Anzio, Il Grecale, La Fraschetta del Mare, La Piazzetta, L’Asticiotto, Le Leccornie Del Gatto, Mistral, Porticciolo, Porto Innocenziano, Romolo al Porto, Turcotto.

Le piccole barchette pescavano sotto costa ed al rientro trovavano le donne ad aspettare, il pesce veniva messo negli spasini, piccole ceste di vimini, quello più commerciale, caricato su carretti trainati da cavalli, si portava a Roma e Velletri, centro di smistamento per i Castelli Romani, il rimanente veniva venduto alla popolazione locale, altro salato o essiccato. Si divideva, poi, il pesce da fare arrosto: sugherelli, maccarelli, cefali, da quello adatto alla zuppa o, come l’arzilla ed il San Pietro, per fare il brodo di pietanze più raffinate. Considerando che non c’era ghiaccio e quindi il pesce doveva essere lavorato subito, quello piccolo, come gli sgavaioni, veniva bollito e con il brodo si faceva la minestra. Fatto il brodo, l’indomani, in una pentola, si metteva aglio, olio, due filetti di acciuga di porto d’Anzio, alcuni pomodorini di essiccativa (ossia piantati nel mezzo dei filari della vigna a primavera, senza essere innaffiati, quindi la pianta cresce per essere sradicata con i pomodorini attaccati e messa all’aria), quindi, sfaldata l’acciuga, si aggiungevano i pomodorini, dopo qualche minuto, il brodo di pesce veniva filtrato e si portava il tutto ad ebollizione; nel frattempo si prendevano gli spaghetti, quelli recuperati dal cartoccio già spezzati, se non bastavano se ne prendevano altri e si spezzavano. Da sottolineare che gli spaghetti venivano venduti in cartocci da un chilo e le nostre mamme recuperavano la pasta spezzata, che poi utilizzavano nella minestra. Portata a cottura, la pasta si scodellava, con l’aggiunta di una grattata di pecorino. Questa minestra fatta dai pescatori, soprattutto nelle sere d’inverno per riscaldarsi un po’, era molto economica ed alla portata di tutti perché spesso il pesce piccolo veniva regalato. La tradizione portodanzese prevede l’aggiunta di pecorino. I pescatori, nel brodo di pesce, mettevano anche del pane spezzato”.

 

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