Nell’ultimo saluto a Enrico Pigliacampi (scomparso all’età di 75 anni dopo una malattia), nella chiesa Santi Pio e Antonio in piazza Pia, ci sono state al termine della messa funebre le toccanti parole in una lettera di un nipote rivolte ad Enrico, dove rispecchia pienamente l’uomo e il suo grande amore che aveva per Anzio.
Con grande piacere riproponiamo la lettera.
“Caro Enrico,
oggi è difficile parlare di te al passato. Perché quando una persona è stata così presente nella nostra vita, quando l’abbiamo vista, ascoltata, cercata e incontrata così tante volte, è difficile accettare che da oggi non sarà più così. Tu sei stato tante cose. Sei stato un grande uomo di banca (quelli di una volta e non come me oggi, che per organizzare un pranzo manda una mail), una persona stimata e rispettata nel suo lavoro. Eri diretto, semplice, concreto e sapevi dare risposte incisive, pragmatiche, senza tanti giri di parole e se devo essere sincero, per me sei stato anche un esempio, una persona a cui guardare con ammirazione. Ma credo che la cosa più importante non sia ciò che hai fatto nel tuo lavoro, ma il bene che hai fatto alle persone. Ovunque hai lavorato, sia qui nel nostro territorio sia a Roma, Salerno e Vietri, hai lasciato un ricordo positivo. Hai aiutato tantissime persone, ti sei messo a disposizione, hai dato una mano anche quando non potevi. E lo facevi con naturalezza, senza bisogno di farlo sapere. Questa, forse, è stata una delle tue qualità più belle: esserci per gli altri. Quando avevo un problema e ne parlavo con te, riuscivi quasi sempre a trovare la frase giusta. Quella frase semplice, detta magari con il tuo solito modo diretto, che però riusciva a darti sicurezza e a farti pensare: “Va bene, allora ce la posso fare.” Ma chi ti conosceva davvero sa che eri anche un “inguaribile simpaticone”, una persona allegra, positiva, capace di portare un po’ di leggerezza anche nei momenti più difficili. C’erano le tue barzellette, i tuoi aneddoti, le storie che raccontavi. Ne avevi sempre una. Eri un intrattenitore nato. Bastava stare con te e, prima o poi, arrivava una battuta, un episodio da raccontare, qualcosa che ci faceva sorridere. Come non pensare ora alle tue passioni. La tua Roma, che non era semplicemente una squadra di calcio, ma una parte di te. E poi tutto lo sport: il tennis, le partite, le gare, la pallanuoto. Quante volte sono venuto a casa tua e ti ho trovato davanti alla televisione, completamente preso da qualche competizione? Ma c’era soprattutto Anzio. Anzio non era semplicemente il luogo in cui vivevi. Era una parte profonda della tua identità. Avevi un amore viscerale per questa città, per la sua storia, per le sue persone, per quel tessuto cittadino al quale eri profondamente legato. Per Anzio hai dato tantissimo. Ti sei sempre impegnato, hai messo a disposizione il tuo tempo, le tue energie e la tua passione, perché sentivi questa comunità come qualcosa di tuo, qualcosa da custodire e, quando possibile, da aiutare a crescere. E la pallanuoto rappresentava perfettamente questo tuo legame. Sei stato dirigente della squadra di Anzio e hai continuato a esserlo fino alla fine. Anche attraverso lo sport hai dato il tuo contributo a questa città che amavi così tanto. Anzio ti apparteneva e tu appartenevi ad Anzio. Ma sopra ogni cosa c’era la tua famiglia. Tua moglie, le tue figlie, i nipoti, gli amici, le persone che ti hanno conosciuto e che oggi sono qui, insieme a noi, a salutarti. Hai sempre cercato di pensare a tutti. Ed è forse per questo che oggi il dolore è così grande. Perché quando una persona come te se ne va, non viene a mancare soltanto una persona, vengono a mancare le telefonate, le chiacchierate, i consigli, le battute, le risate, le discussioni ed i pasticci familiari. Vengono a mancare tutte quelle piccole cose che sembravano normali e che oggi scopriamo essere preziose. Io avrei voluto avere ancora tempo. Ancora una chiacchierata. Ancora una partita da commentare. Ancora una delle tue storie, una delle tue battute. Ancora sentirmi chiamare “El Dieghito!” Ancora una volta sentirti dire, con quel tuo modo diretto e rassicurante, che in qualche modo avremmo risolto tutto. Purtroppo, quell’ulteriore tempo non ci è stato concesso. Ma c’è una cosa che nessuno potrà mai toglierci: il ricordo di te. E allora voglio salutarti così. Non pensando soltanto al giorno in cui te ne sei andato, ma a tutti i giorni in cui ci sei stato. A tutto il bene che hai fatto. A tutte le persone che hai aiutato. A tutte le risate che ci hai regalato. All’amore che hai dato alla tua famiglia. E all’amore che hai dato ad Anzio, la città che hai tanto amato. A tutti quelli che ti hanno voluto bene. E a quello che continuerai a rappresentare per la tua famiglia, per i tuoi amici e per tutta la comunità che oggi ti saluta. Caro Enrico, grazie. Grazie per il tempo che ci hai regalato. Grazie per la tua presenza. Grazie per la tua allegria. Grazie per quelle parole che, tante volte, sono riuscite a darci forza. E, se davvero esiste un posto dove possiamo ritrovarci, allora spero che tu sia già lì. Magari davanti a una televisione, con una partita accesa, magari a darmi ancora l’ultimo consiglio e, magari, come sempre, pronto a raccontarci una barzelletta o a dirci la tua. Noi continueremo a parlare di te. Continueremo a ricordarti. Continueremo a sorridere pensando a te. Continueremo a volerti bene. Perché le persone che abbiamo amato davvero non se ne vanno mai completamente. Restano nelle nostre parole, nei nostri ricordi, nelle nostre risate. E soprattutto restano nel cuore di chi le ha amate. Ciao Enrico. Mi mancherai. Ci mancherai. E quando ci mancherà una tua parola, una tua battuta, una delle tue storie, proveremo a sorridere. Perché credo che tu vorresti proprio questo.
Ciao zio”.



