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Crisi del commercio ad Anzio centro, l’amministrazione comunale apre un tavolo di confronto con le attività

Dopo il dibattito, condito di polemiche e critiche, in seguito all’annuncio della chiusura dello storico Caffè Grand’Italia in Piazza Pia ad Anzio, l’amministrazione comunale apre un tavolo di confronto con le attività commerciali precisando che le serrande che si abbassano oggi “sono anche il risultatodi anni senza una visione”.“La chiusura di un’altra attività nel centro […]

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Dopo il dibattito, condito di polemiche e critiche, in seguito all’annuncio della chiusura dello storico Caffè Grand’Italia in Piazza Pia ad Anzio, l’amministrazione comunale apre un tavolo di confronto con le attività commerciali precisando che le serrande che si abbassano oggi “sono anche il risultato
di anni senza una visione”.
“La chiusura di un’altra attività nel centro storico di Anzio non può lasciare indifferenti si legge in una nota del Comune – Dietro ogni serranda che si abbassa ci sono un’impresa, un investimento, una famiglia e una parte dell’identità economica e sociale della città.
L’Amministrazione comunale ritiene però necessario affrontare il tema senza semplificazioni e senza facili slogan. Per troppo tempo Anzio è rimasta priva di una vera strategia commerciale: sono mancati una visione complessiva, una programmazione organica e soprattutto un Piano del Commercio capace di leggere i cambiamenti della città e accompagnare le imprese”.
L’assessore al commercio Valentina Corrado rimarca la crisi del settore. “Il commercio del centro storico – spiega – vive una fase di difficoltà che non nasce oggi e che non può essere ricondotta all’azione di un’Amministrazione insediata da 21 mesi. Ci sono problemi strutturali che si sono accumulati negli anni: la mancanza di una precisa identità commerciale del centro storico, il costo degli affitti, una popolazione residente contenuta e con un’età media elevata, la congiuntura economica, la riduzione del potere d’acquisto e, soprattutto, l’assenza di una politica commerciale strutturata. Non avere un Piano del Commercio – prosegue Corrado – non è un dettaglio burocratico. Significa non avere una fotografia aggiornata della città, non avere una direzione e non avere una strategia di medio-lungo periodo. Quando per anni non si programma, prima o poi i problemi presentano il conto. Le serrande che si abbassano oggi sono anche il risultato di questa assenza di visione. Questo, però, non significa sottrarsi alle responsabilità di chi amministra oggi. Al contrario: significa sapere che dobbiamo intervenire con strumenti adeguati. In questi 21 mesi abbiamo lavorato per sostenere l’indotto economico della città, nella consapevolezza che commercio, turismo, cultura, eventi e attrattività sono strettamente collegati. Ora vogliamo fare un passo ulteriore: costruire il Piano del Commercio partendo dall’ascolto di chi il commercio lo vive ogni giorno”.
Quindi la decisione del
comune di aprire nelle prossime settimane un tavolo di confronto con le attività commerciali, le associazioni di categoria e le realtà rappresentative del centro storico, seguendo il metodo di ascolto e confronto già avviato con altre categorie economiche e professionali della città.
“Vogliamo parlare con chi ogni giorno tiene aperta una serranda, con chi ha investito i propri risparmi in un’attività e con chi conosce meglio di chiunque altro difficoltà e potenzialità del centro storico – afferma Corrado –. Ma non vogliamo l’ennesimo incontro nel quale si elencano i problemi e poi non succede nulla. Vogliamo raccogliere proposte, individuare priorità e costruire soluzioni. Sul tavolo ci saranno temi concreti: il fenomeno della desertificazione del centro storico (che non riguarda solo Anzio), la qualificazione dell’offerta commerciale, l’identità e la vocazione del centro storico, l’attrattività, i locali sfitti, il rapporto tra proprietari e operatori, gli strumenti di sostegno alle imprese e tutte le misure che possono contribuire a rendere nuovamente competitivo il centro”.
Il confronto servirà anche a distinguere con chiarezza ciò che può fare direttamente il Comune da ciò che dipende da altri livelli istituzionali. Le proposte che non rientrano nelle competenze comunali saranno portate all’attenzione della Regione Lazio e del Governo.

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Redazione Ilgranchio.it
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