“Per giorni Anzio è stata bombardata di marketing. Manifesti a Roma, pubblicità sugli autobus, promozione alla stazione Termini, slogan studiati, immagini di Nerone in occhiali da sole e persino la Luiss Business School chiamata a costruire la nuova immagine della città. Lo slogan è semplice, ci vediamo ad Anzio. La domanda che in molti si pongono è altrettanto semplice, ci vediamo ad Anzio a fare cosa?
Perché il marketing funziona quando c’è un prodotto solido dietro. E oggi quel prodotto non è ancora pronto.
Dopo il concerto inaugurale con Leo Gassman e gli Zero Assoluto il programma estivo propone mostre, eventi sportivi, spettacoli pirotecnici e appuntamenti musicali. Tutte attività rispettabili. Ma dov’è il grande evento capace di attrarre turismo nazionale? Dov’è il concerto che porta migliaia di persone a prenotare un albergo? Dov’è la manifestazione che convince una famiglia romana a scegliere Anzio invece di andare altrove? La sensazione è che dopo gli Zero Assoluto rischi di arrivare un’estate di zero assoluto. E torna in mente quella definizione che il sindaco Lo Fazio usò in Consiglio Comunale parlando di estate sorniona.
Ma il problema è più profondo degli eventi. Riguarda ciò che il turista trova quando arriva davvero.
Trova una città curata? Trova un centro storico valorizzato? Trova un porto moderno e funzionante? Trova i siti archeologici aperti? Trova parcheggi efficienti? Oppure trova una città che ancora fatica a esprimere quello che potrebbe essere?
Prendiamo il parcheggio della Piccola, principale punto di accesso per migliaia di visitatori da anni. La pavimentazione e il decoro sono ancora una questione irrisolta. Prendiamo la Villa Imperiale di Nerone, evocata per anni come grande occasione e ancora oggi grande occasione mancata. Se si investono soldi per pubblicizzare Nerone sui manifesti di Roma e alla stazione Termini, la domanda viene da sola, una volta arrivati ad Anzio i turisti dove possono vedere davvero Nerone? Villa Adele, il Paradiso sul Mare, il patrimonio archeologico, anni di annunci e promesse e molte delle grandi attrazioni della città continuano a non essere pienamente fruibili.
Poi c’è il porto. Una città marinara vive anche di quello. L’insabbiamento continua a essere un problema concreto, l’imboccatura non offre ancora le garanzie che una località turistica dovrebbe saper garantire ai diportisti. E questo significa rinunciare a una fetta di turismo di qualità, quello di chi arriva con la propria imbarcazione e porta economia, pernottamenti, consumi e prestigio.
La verità è che la pubblicità può convincere qualcuno a venire una volta. Poi quella persona arriva, guarda, giudica e decide se tornare. E se trova una città ancora incompiuta non torna.
Si rischia di vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso. Prima di spendere migliaia di euro per dire ai romani ci vediamo ad Anzio, valeva la pena chiedersi se Anzio fosse davvero pronta ad accoglierli?
Il turismo non si costruisce con uno slogan. Si costruisce con una città che funziona”.
Il direttivo
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