Ci sono momenti in cui gli adulti pensano di essere lì per insegnare ai giovani. Poi accade qualcosa che ribalta tutto. E ci si accorge che sono proprio loro, i ragazzi, a insegnare qualcosa a noi.
È successo durante la giornata conclusiva del progetto cineforum promosso da Non Si Tocca La Famiglia.
L’IC Anzio I con la partecipazione della Dirigente Dott. ssa Enza Di Lillo e le classi 3 della SSIG.
Tra le immagini proiettate sullo schermo e le parole condivise nel silenzio attento dell’aula, non si è parlato soltanto di cinema. Si è parlato di vita. Di dolore. Di esclusione. Di sogni. Di quelle ferite invisibili che ciascuno porta dentro e che spesso nessuno vede.
E mentre scorrevano le storie raccontate nel film, molti ragazzi hanno riconosciuto qualcosa di sé.
Forse la sensazione di sentirsi diversi.
Forse la paura di non essere compresi.
Forse quella solitudine che talvolta si nasconde dietro un sorriso.
Eppure, proprio lì, in quelle emozioni condivise, è accaduto qualcosa di straordinario.
I muri hanno iniziato a crollare.
Il muro del pregiudizio.
Il muro dell’indifferenza.
Il muro che separa chi si sente forte da chi si sente fragile.
Per qualche ora non c’erano differenze, etichette o giudizi. C’erano soltanto ragazzi che guardavano altri ragazzi e riconoscevano la stessa umanità.
Molti occhi si sono riempiti di lacrime.
Non di tristezza.
Ma di consapevolezza.
Perché comprendere il dolore di un altro essere umano è uno degli atti più belli e più difficili che possiamo compiere.
In un tempo in cui troppo spesso si urla, si giudica e si esclude, questi giovani hanno scelto di ascoltare.
Hanno scelto di mettersi nei panni dell’altro.
Hanno scelto di capire.
E in quel momento hanno mostrato una maturità che commuove.
Abbiamo visto ragazzi stringere forte emozioni che non riuscivano nemmeno a spiegare con le parole.
Abbiamo visto sguardi abbassarsi per nascondere qualche lacrima.
Abbiamo visto cuori aprirsi.
E forse è proprio questa la vittoria più grande.
Perché educare non significa riempire la mente di nozioni.
Educare significa toccare il cuore.
Significa aiutare un ragazzo a comprendere che nessuno deve sentirsi escluso, sbagliato o invisibile.
Significa insegnargli che dietro ogni persona c’è una storia che merita rispetto.
Alla fine dell’incontro non sono rimasti soltanto applausi.
Sono rimaste emozioni.
Sono rimaste domande.
Sono rimaste riflessioni che accompagneranno questi ragazzi molto oltre le mura della scuola.
Perché un film finisce.
Le luci si riaccendono.
Lo schermo si spegne.
Ma ciò che entra nel cuore resta.
E se anche uno solo di quei ragazzi, tornando a casa, avrà guardato con occhi diversi il compagno più fragile, quello lasciato spesso in disparte, quello preso in giro perché diverso, allora questo percorso avrà raggiunto il suo scopo più profondo.
Perché il mondo cambia così.
Non attraverso grandi gesti.
Ma quando un cuore impara a riconoscere il valore di un altro cuore.
E in quella sala, oggi, di cuori che hanno imparato ad amare un po’ di più, ce n’erano davvero tanti.
Oltre il muro, quando i ragazzi ci insegnano a sperare, Progetto cineforum all’Istituto Comprensivo Anzio 1
Ci sono momenti in cui gli adulti pensano di essere lì per insegnare ai giovani. Poi accade qualcosa che ribalta tutto. E ci si accorge che sono proprio loro, i ragazzi, a insegnare qualcosa a noi.È successo durante la giornata conclusiva del progetto cineforum promosso da Non Si Tocca La Famiglia.L’IC Anzio I con la […]



