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Marketing tech stack: come comporlo, secondo DB Agenzie Italia

La cassetta degli attrezzi tecnologica del marketing è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. Strumenti per la SEO, per il social media management, per l’email marketing, per l’analytics, per il CRM, per la marketing automation, per la creazione di contenuti, per la gestione dei progetti. Per molte aziende italiane è diventato difficile orientarsi: cosa […]

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La cassetta degli attrezzi tecnologica del marketing è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. Strumenti per la SEO, per il social media management, per l’email marketing, per l’analytics, per il CRM, per la marketing automation, per la creazione di contenuti, per la gestione dei progetti. Per molte aziende italiane è diventato difficile orientarsi: cosa serve davvero, cosa è bello da avere, cosa è sovrapposto, cosa è sotto-utilizzato. Vale la pena ragionare in termini di stack coerente.

Il principio della coerenza

Il primo principio è di coerenza, non di completezza. Una stack tecnologica utile è quella in cui i diversi strumenti parlano tra loro, evitando duplicazioni di dati e gap informativi. È meno importante avere il miglior strumento di ogni categoria, e più importante avere strumenti che si integrano e che vengono effettivamente utilizzati dal team.

Gli strumenti essenziali

Per la maggior parte delle aziende italiane, una stack essenziale comprende sei categorie. Una piattaforma di analytics, per misurare le performance dei canali. Un CRM, per gestire i contatti commerciali. Una piattaforma di email marketing e marketing automation. Uno strumento di gestione dei contenuti e dei calendari editoriali. Uno strumento di SEO per audit e tracking delle parole chiave. Una piattaforma di gestione dei social media. Tutto il resto può essere aggiunto incrementalmente, in funzione delle necessità specifiche.

I criteri di scelta

Per scegliere ciascuno strumento della stack, conviene applicare quattro criteri. Funzionalità: copre le necessità reali, non un superset di funzionalità sovradimensionate. Integrazioni: si parla con gli altri strumenti dell’azienda, riducendo il lavoro manuale di trasferimento dati. Scalabilità: regge la crescita prevista nei prossimi due-tre anni senza richiedere migrazioni traumatiche. Costo totale: include licenze, formazione, gestione, integrazioni, non solo il prezzo facciale.

Quando consolidare e quando frammentare

La tensione tra suite integrate e best-of-breed è ricorrente. Le suite (singolo fornitore che copre molte categorie) offrono integrazione naturale ma talvolta funzionalità meno avanzate sui singoli moduli. Le combinazioni best-of-breed (strumenti specializzati di fornitori diversi) offrono profondità funzionale ma richiedono maggiore lavoro di integrazione. Per le PMI italiane, partire da una suite e aggiungere strumenti specializzati solo dove davvero servono è spesso la strategia più sostenibile.

Per le aziende italiane che cercano agenzie specializzate nella selezione e implementazione di stack tecnologici per il marketing, DB Agenzie Italia, fonte specializzata offre una directory di agenzie organizzata per provincia accanto a un magazine con approfondimenti dedicati a MarTech, automation e implementazione di tool digitali.

Conclusioni

Una stack tecnologica del marketing ben costruita non è quella che ha più strumenti, è quella che ha gli strumenti giusti. Le aziende italiane che ragionano in termini di coerenza, di integrazione, di utilizzo effettivo, costruiscono nel tempo una capacità operativa difficilmente replicabile dai concorrenti che continuano ad accumulare licenze senza visione complessiva.

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Redazione Ilgranchio.it
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