«La maggioranza ha bocciato l’ordine del giorno di Forza Italia e, successivamente, ne ha presentato uno sullo stesso tema, con contenuti sostanzialmente sovrapponibili. Un fatto che, più di tante dichiarazioni, racconta quanto accaduto in Consiglio comunale.
Neanche quando copiavo a scuola facevo un lavoro così perfetto!
Il mio ordine del giorno prevedeva una condanna ferma delle violenze verificatesi a Milano e in altre città italiane, solidarietà alle Forze dell’Ordine, alle vittime degli scontri, ai cittadini e agli esercenti danneggiati, oltre a iniziative concrete di educazione alla legalità, sensibilizzazione nelle scuole e coinvolgimento delle associazioni.
La maggioranza ha chiesto modifiche su cinque punti. Ho accolto la disponibilità a intervenire sul testo, dimostrando concretamente apertura e volontà di trovare una sintesi. Nonostante questo, non è stato possibile arrivare a un documento condiviso. E quanto accaduto successivamente ha dimostrato che le condizioni per un’intesa, nei contenuti, c’erano tutte.
È qui che si pone la questione politica: il problema sembra essere stato soprattutto chi aveva presentato l’iniziativa, non l’importanza del tema affrontato. La sensazione è che si sia voluto impedire all’opposizione di portare a casa un risultato politico, preferendo intestarsi autonomamente una proposta analoga.
Perché non lavorare insieme su un atto già presentato, anziché bocciarlo per poi riproporne uno praticamente identico? La condivisione va bene soltanto quando una proposta porta la propria firma?
C’è poi una questione di merito: in aula ho assistito alla ricerca di giustificazioni e distinguo che hanno finito per indebolire una condanna che avrebbe dovuto essere semplice, chiara, inequivocabile e senza attenuanti per chi aggredisce, devasta e delinque.
Naturalmente, difendere il diritto sacrosanto di manifestare liberamente è un dovere. Ma una cosa è manifestare pacificamente, altra cosa è utilizzare una manifestazione per commettere violenze. Difendere questa libertà significa anche tutelare chi manifesta pacificamente da chi pretende di parlare a suo nome ricorrendo alla violenza. Su questo non dovrebbero esserci né destra né sinistra, né maggioranza né opposizione.
E allora la domanda resta: se davvero siamo tutti d’accordo sul fatto che ogni violenza è inaccettabile, come ha ricordato anche il Presidente Mattarella, perché è stato così difficile trovare una formulazione condivisa e votarla insieme?
Dispiace constatare l’ipocrisia politica di chi si riempie la bocca di dialogo, diritti, libertà e partecipazione, salvo poi dimenticare questi principi quando le proposte arrivano dai banchi dell’opposizione. Curioso anche il ruolo di chi si propone come mediatore e finisce, nei fatti, per ostacolare proprio quella sintesi che dichiara di voler raggiungere. Perché c’è una bella differenza tra chi cerca davvero una soluzione e chi vuole soltanto salvare le apparenze, facendo credere di averci provato.
In Consiglio comunale dovrebbe contare il valore delle proposte, non la provenienza politica di chi le presenta. Io stesso ho votato convintamente atti della maggioranza quando li ho ritenuti giusti e utili. Non ho mai pensato che la bontà di un’iniziativa dipendesse dalla firma che porta.
Quando, invece, la forza dei numeri viene utilizzata per comprimere le prerogative dei consiglieri e il merito delle questioni passa in secondo piano, il Consiglio comunale rischia di diventare una semplice rappresentazione dei rapporti di forza. E ogni richiamo alla collaborazione finisce per essere soltanto una parola di circostanza.
Evidentemente non tutti interpretano il ruolo consiliare allo stesso modo.
Mi resta una grande delusione personale. Avevo creduto che almeno su temi così importanti fosse possibile mettere da parte le appartenenze e riconoscere il valore di un’iniziativa nell’interesse della comunità. Probabilmente ho sbagliato a credere troppo nella disponibilità di alcune persone. Ma l’onestà intellettuale non si può soltanto dichiarare: bisogna dimostrarla con i fatti.
Il confronto politico può essere anche duro, le idee possono essere diverse e le posizioni contrapposte. Ma senza rispetto e senza una sincera disponibilità a riconoscere le ragioni degli altri, resta soltanto la politica dei numeri. E quella non è politica: è esercizio del potere. Un esercizio che può andare bene per chi è abituato ad assoggettarsi al potere, ma non per le persone libere.
Io potrò anche perdere una votazione, ma non ho intenzione di perdere la libertà di pensare, parlare e votare secondo coscienza. E questa libertà non è in vendita, né si mette ai voti».
- Giuseppe Papa, consigliere comunale Forza Italia Anzio



