“Nel corso dei decenni Anzio e Nettuno hanno subito un vero e proprio assalto: quello degli speculatori del cemento. Il rilascio di concessioni edilizie di favore – che non seguivano alcuna pianificazione urbanistica – e il conseguente mancato sviluppo infrastrutturale nel disinteresse delle istituzioni ha trasformato un rischio naturale in veri e propri disastri annunciati.
Una “buona amministrazione” senza visione è attività d’imprenditoria privata, dove l’edilizia concordata diventa lo strumento di alcuni per galleggiare su certi “buoni rapporti” mentre il resto della cittadinanza affoga.
Il cemento non perdona: è una rendita ghiotta da queste parti, ma con l’acqua non va molto d’accordo. D’altronde il problema, si sa, è solo di chi lo vive.
Le infrastrutture fognarie e idriche sono sottodimensionate, perché non servono a garantire la rendita: al privato è stato concesso di tirare su interi quartieri, scaricando l’intero peso sulle strutture pubbliche preesistenti.
Sistemi di drenaggio? Soldi sprecati.
Quando al tempo parlammo di quartieri trappola, ci è stato dato dei “poveri comunisti”, mentre i veri colpevoli si erano già organizzati mediaticamente per minimizzare i rischi e vendervi la casa a prezzi di mercato giocati al rialzo.
Perché si sa, le catastrofi si edificano sul profitto e sul “soldino” estorto dalla tasca”.
- Sinistra italiana Anzio/Nettuno



