Valerio Di Magno non ha compiuto ancora trent’anni, ha una laurea triennale in relazioni internazionali, una magistrale in cooperazione e sviluppo, un master in comunicazione, esperienze importanti in digital marketing al Talent Garden di Milano, poi con Pedius, che si occupa di tecnologia per persone sorde, ha dato vita all’agenzia Ruvido ed è riuscito in vari modi, grazie a quella che definisce la sua vena iperattiva e creativa, a dare forma ai sogni degli altri. Sotto una massa di capelli ribelli ha una testa piena di idee e di progetti e due occhi capaci di guardare oltre e più lontano. Sarà per questo che da sempre, attraverso gli obiettivi di macchine fotografiche e videocamere, riesce a cogliere attimi, emozioni e realtà invisibili a uno sguardo superficiale. Nettunese, classe 1997, Valerio è appena tornato da una missione in Africa dove ha seguito un team straordinario in una missione di cardiochirurgia pediatrica per documentarne l’operato e raccontare le storie di chi, a vario titolo, è coinvolto. Nel continente che storicamente e antropologicamente è considerato la culla dell’umanità, Valerio è arrivato quasi per caso: durante un pranzo di famiglia si parla di un progetto, “Cuori ribelli”, in cui medici e personale sanitario altamente specializzato mettono a disposizione in modo completamente volontario e gratuito il proprio tempo e la propria professionalità. Il progetto fa parte delle più ampie attività organizzate dalla onlus Una voce per Padre Pio fondata da Enzo Palumbo e l’invito, lanciatogli al momento, a seguire l’equipe in partenza “cade” sul terreno fertile di un desiderio che lui coltiva da anni: viaggiare, vedere, capire, conoscere, aiutare e raccontare sentimenti, volti e storie con le parole e con le immagini. Questo era ciò che Valerio voleva fare da grande, e verso questo obiettivo ha fatto convergere studi, hobby, interessi, passioni, che questa missione è riuscita in qualche modo a mettere insieme. Decidere di partire, dunque, è stato facile: “Pensavo di sapere cosa avrei trovato – spiega – dei medici, dei bambini, una sala operatoria. Mi sbagliavo, ho trovato molto di più”. Sbarcato all’aeroporto etiope di Addis Abeba, raggiunge l’ospedale di Jimma. E lì scopre un sistema complesso prendere forma in pochi giorni davanti ai suoi occhi: un reparto intero nascere seguendo le esigenze e le necessità di 60 bambini e bambine dai 6 mesi ai 16 anni che vengono operati in sette giorni. Valerio li incontra, li fotografa, ci parla, li ascolta, li accompagna in sala operatoria e poi dalla sala operatoria alla terapia intensiva, un’ottantina di metri che ha percorso decine di volte al giorno e lungo i quali ha visto e vissuto di tutto. “Ho incontrato tantissimi bambini – racconta – bambini curiosi, spontanei, vispi, che ridono, piangono, ballano, sognano… non erano bambini diversi: avevano soltanto possibilità diverse”. E a quei bambini rivolge la domanda che tante volte ci siamo sentiti fare tutti da piccoli: e tu, cosa vuoi fare da grande? “Ho scoperto che dentro questa domanda c’è una cosa che diamo tremendamente per scontato e cioè che un “da grande” ci sarà”, dice ancora Valerio che da questa esperienza è tornato con una coscienza, una passione e una consapevolezza che gli ha fatto rivalutare tante situazioni quotidiane. “Ho capito – continua nella riflessione – che un cuore che riparte non restituisce soltanto il battito: restituisce il tempo, gli anni, le prime volte, gli errori, i giorni bellissimi o più semplicemente quelli normali, quelli che diamo per scontati. Restituisce un futuro, e con esso anche il privilegio di poter rispondere a una domanda che a volte rivolgiamo con banale superficialità”. “Cuori ribelli” serve proprio a questo: donare l’opportunità di una vita nuova a famiglie, bambini e bambine che altrimenti non avrebbero un futuro. Ed è stato un tempo pieno e intenso quello della missione guidata dall’instancabile Professor Salvatore Sasha Agati, Primario del centro cardiologico del Policlinico di Taormina. Ma per operare un cuore non basta un chirurgo. “Tra le tante figure che ho imparato a conoscere – racconta Valerio – sono rimasto particolarmente colpito da quella del perfusionista: è la persona a cui vengono affidati cuore e polmoni durante l’intervento. Ecco, direi che affidarsi è la parola chiave di questa missione. Ho visto tante persone affidarsi continuamente le une alle altre: i genitori ai medici, i medici ad altri medici, chi impara a chi insegna e poi inevitabilmente chi insegna a chi ha imparato. Perché accanto a ogni medico che faceva ce n’era un altro che guardava per imparare cosicché chi insegnava poteva a un certo punto togliere le sue mani e lasciare che chi aveva imparato facesse da sé”. Tanti i momenti e le persone rimaste nel cuore dopo questa missione che a quanto pare è stata solo la prima: a breve infatti Valerio partirà di nuovo, destinazione Benin. Un ricordo particolare però riguarda la fine dell’ultimo intervento, il numero 60. “Erano tutti stanchi – racconta – ma erano tutti lì, pronti a sostenersi l’un l’altro, a festeggiare, per celebrare questa ennesima impresa. Mi sono reso conto che ero andato in Etiopia per documentare le operazioni a dei cuori che non funzionavano bene, ma i cuori che ho visto ripartire sono stati molti di più: quelli dei bambini, certo, ma anche dei genitori, dei medici, di un sistema e di una comunità intera. E ho scoperto tante cose: la relatività del tempo, la capacità di donarsi, ognuno con quello che può e che sa, la necessità di raccontarsi e di comunicare, il mio modo di essere utile, dando voce e visibilità, e soprattutto ho conosciuto la bellezza della “felicità per osmosi”: c’era musica sempre e ovunque. Un giorno – prosegue nel ricordo – dopo un intervento particolarmente difficile ci siamo messi tutti a ballare e i genitori che ci vedevano da dietro un vetro hanno iniziato a ballare anche loro, senza sapere per chi. In una situazione così ti senti utile comunque, trovi il tuo modo di aiutare, con quello che fai, con quello che sei, con quello che puoi. Io – conclude – ho sperimentato cosa significa essere davvero me stesso”.
“Cuori ribelli”, l’esperienza di Valerio Di Magno in una missione ad Addis Abeba in Africa
Valerio Di Magno non ha compiuto ancora trent’anni, ha una laurea triennale in relazioni internazionali, una magistrale in cooperazione e sviluppo, un master in comunicazione, esperienze importanti in digital marketing al Talent Garden di Milano, poi con Pedius, che si occupa di tecnologia per persone sorde, ha dato vita all’agenzia Ruvido ed è riuscito in […]



