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Nettuno Baseball 1951, la leggendaria squadra dei Nove Uomini d’Oro che 75 anni anni fa vinse il primo scudetto

di Mauro Cugola, Baseball.it Sono trascorsi una manciata di giorni dal 25° anniversario dell’ultimo scudetto vinto dal Nettuno. Era la notte tra il 28 e il 29 settembre quando, a Rimini, l’allora Danesi Caffè allenata da Giampiero Faraone vinse in rimonta per 4 a 2 una serie finale che la vedeva sotto per 2 a […]

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di Mauro Cugola, Baseball.it

Sono trascorsi una manciata di giorni dal 25° anniversario dell’ultimo scudetto vinto dal Nettuno. Era la notte tra il 28 e il 29 settembre quando, a Rimini, l’allora Danesi Caffè allenata da Giampiero Faraone vinse in rimonta per 4 a 2 una serie finale che la vedeva sotto per 2 a 0 (e anche in svantaggio in garatre), cucendosi sul petto l’ennesimo tricolore della sua storia.
Ma la storia degli scudetti del Nettuno nel baseball ha una sua precisa data d’inizio, quella del 7 ottobre. Che purtroppo al mondo intero sicuramente richiama ben più tragici e recenti eventi. Ma nel 1951 il Nettuno Baseball Club, dopo esserci andato vicinissimo l’anno prima e alla sua seconda partecipazione assoluta nel campionato italiano di baseball, portò per la prima volta in riva al Tirreno il tricolore. E da quel giorno al 7 ottobre 2026 sono passati 75 anni.
Occorre fare il solito passo indietro nel tempo per capire il contesto a cui ci riferiamo. La storia del baseball a Nettuno è stata più e più volte raccontata, e nasce contestualmente allo sbarco alleato del 1944, l’operazione Shingle che portò le truppe statunitensi sul litorale, con l’obiettivo di prendere Roma e liberare finalmente l’Italia dal nazifascismo.
La permanenza del personale dell’Esercito a stelle e strisce nei periodi successivi allo sbarco e alla fine del conflitto per la costruzione del Cimitero memoriale, e quello strano gioco che praticavano con palline e bastoni, incuriosirono talmente tanto i giovani nettunesi che da lì a formare una squadra ci volle pochissimo. Un’altra squadra c’era già a Nettuno, ed era quella della scuola degli allievi della Polizia di Stato, per cura di Alberto Fasano che in verità praticava il softball. Talmente avviata che già nel 1946 conquistò la promozione nella prima serie nazionale. Ma poi ci fu una scissione: da una parte la formazione della caserma, dall’altra quella formata da giovani del luogo, e già nel 1948 la squadra di soli nettunesi si piazzò al secondo posto, battendo peraltro per 14 a 6 i rivali della P.S. Nettuno in un’inedita quanto godibile stracittadina tra “guardie” ed “autoctoni”.
Il nome della squadra? Libertas Nettuno, a segnare la vicinanza con il motto dell’allora partito della Democrazia Cristiana. Che poi si tramutò poi in USMC Nettuno, laddove l’acronimo sta a significare United States Military Cemetery. A formarla alcuni ragazzi che lavoravano nel cantiere del memoriale, e il personale d’oltreoceano che accolse con entusiasmo (e anche materialmente con dell’attrezzatura) la loro voglia di giocare. Che quel gruppo di giocatori fosse un ensemble di predestinati lo si capì in poco tempo. Nel 1949 si conquistò il primo scudetto nel softball, pronti all’avventura l’anno successivo per il grande salto nel baseball. Più difficile, più complicato, ma chi li conosce sa che ai nettunesi le cose facili non piacciono…
Un normale avvicendamento alla guida dei lavori del cimitero memoriale segnò anche il cambio in panchina. Tornò in patria il tenente Charles Butte, che aveva iniziato con quel gruppo e al quale va riconosciuto il merito di aver dato vita a tutta questa storia. A guidare la squadra nel 1950 subentrò quello che tutti all’epoca definirono “Il Mago”. Horace Mac Garity, un uomo longilineo ed elegante, gentile e allo stesso tempo severo. “Pugno di ferro in guanto di velluto”, come ci venne riferito quando chiedemmo poche parole per descriverlo. Allenatore di basket all’università di Pisa, raccolse con entusiasmo il compito, sottoponendo i ragazzi di Nettuno ad un autentico tour de force per colmare l’evidente gap che ci poteva essere con formazioni più esperte. E anche per adattarsi al nuovo gioco, dato che a pensarci bene si passava dalla pallina grande a quella piccola, e con distanze diverse. La prima vera uscita che il Nettuno fece nel baseball coincise con la vittoria della cosiddetta “Coppa America”, un torneo con le squadre di Roma. Che all’epoca rappresentavano un’eccellenza nel neonato movimento nazionale.
Il campionato 1950 fu impegnativo, trasferte in treno lunghe e faticose anche nel Nord dell’Italia, oltre che costose, in tempi durissimi per l’Italia. Serviva tanta passione. Il cammino fu fermato da una malaugurata sconfitta a Bologna, e da un’altra rimediata in casa contro la Roma, che poi vinse quel titolo. Ma quel Nettuno lasciava già intravedere qualcosa, se è vero che poi le vinse veramente tutte, compresa la trasferta nel girone di ritorno contro la stessa Roma, superata per 14 a 7 al campo che era situato al Velodromo Appio. Ai capitolini andò il titolo, al Nettuno gli encomi di rivelazione del campionato, nonostante appena l’anno precedente militasse ancora nel softball.
E poi arrivarono, quel 1951 e quel primo agognato scudetto, eccome se arrivarono. In lizza undici squadre in un unico girone, con la Roma favorita dal pronostico, Lazio, Nettuno, Bologna e le lombarde a tentare di rovinargli la festa. Va detto che le fonti dell’epoca sono decisamente frammentarie, non si dispone di un elenco assolutamente veritiero delle partite di quella stagione, dato che carte alla mano alcune informazioni vanno in netto contrasto con quelle rimediate da altre fonti, spesso contraddicendosi.
Si sa però che il Nettuno iniziò male. Ma male male, perdendo il primo match contro il Milano per 4 a 3. Fu solamente un banale incidente di percorso. Da lì la squadra di Mac Garity inanellò una striscia di vittorie consecutive che si estese sino a fine campionato. La Roma fu superata due volte, sia in casa che fuori, e furono le uniche due sconfitte dei campioni in carica. Che a quel punto abdicarono, perché la diciassettesima vittoria consecutiva e il titolo arrivarono contro il Bologna. Il primo di una lunga serie, il primo alloro di una delle storie più gloriose quanto incredibili di tutto lo sport italiano. Quel gruppo di giocatori, ricordati non a caso come I Nove Uomini d’Oro, diedero vita ad un’epopea. Era, appunto, il 7 ottobre del 1951, una domenica di 75 anni fa…

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Redazione Ilgranchio.it
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