Era piena di gente e colma di emozione la Chiesa del Sacratissimo Cuore di Gesù domenica 4 ottobre per il saluto e il ringraziamento di Don Massimo Silla a quella che per quasi un quarto di secolo è stata la sua comunità e che, prima del suo arrivo, il 7 settembre 2002, era stata guidata per oltre sessant’anni dai Frati francescani. Una data precisa per un evento tanto importante, che ricorda immediatamente il legame di questa Chiesa con i valori semplici e universali che hanno ispirato la vita e le opere di San Francesco e che quest’anno assume un senso anche più alto in corrispondenza dell’ottocentenario dal transito. Il tempo “prezioso e caro” che il 4 ottobre simboleggia, lo stile e lo spirito francescano sono emersi in ogni momento, in ogni particolare, in ogni parola, in ogni canto che ha animato la liturgia, fino al dono che la comunità ha voluto consegnare al suo Don: un prezioso e bellissimo crocifisso di San Damiano realizzato artigianalmente ad Assisi, dietro il quale una targa porta inciso il messaggio stampato anche sulle locandine.. Don Massimo, che ha presieduto la celebrazione, è stato spesso interrotto da applausi affettuosi e dalla sua stessa commozione fin dalle prime parole: “Sono qui per dirvi grazie – ha detto – e per chiedere scusa se qualche volta ho compiuto mancanze nei vostri confronti soprattutto mancanza di carità”. Tanti i ricordi, gli aneddoti, le confidenze, come quella sulla “tentazione” di diventare frate, che lo ha sempre accompagnato e che era auspicata, fin da quando era solo un bimbo, dalla sua nonna paterna. Le scelte sono poi state diverse “ma ringrazio il Signore – ha sottolineato Don Massimo – per avermi dato la possibilità di respirare il francescanesimo e lo spirito francescano affidandomi una parrocchia francescana”. Poi il richiamo a tante esperienze, tanti volti, tante situazioni vissute insieme alla gente in questo lungo percorso: “Di ognuno e di ciascuno conservo memoria”, ha detto commosso, con il pensiero rivolto soprattutto a chi non è più tra noi. Resta “la gratitudine, memoria del cuore e della mente che nel ricordo rinnova la riconoscenza per ciò che è stato”. E di persone Don Massimo ne ha incontrate tante: di ognuno ha condiviso gioie, sofferenze, problemi, feste, dolori dando sempre ascolto, aiuto, consiglio e conforto, senza clamore e con umiltà: “Sono venuto in mezzo a voi come colui che serve, per mettermi a servizio. Vi ringrazio per aver camminato con me e per tutte le impronte che avete lasciato nel cammino della mia vita”. Ed è arrivato il momento del saluto della comunità, scritto e pronunciato a nome di tutti da Simona Colarossi, che con Silvano Cermola ha guidato il magnifico coro. Un saluto sentito e profondamente grato che ha ripercorso un quarto di secolo soffermandosi su momenti e immagini particolari, ha spiegato il senso del dono scelto, (quel crocifisso di San Damiano che invitò Francesco d’Assisi a riparare la sua casa e che con i suoi occhi grandi, vivi, aperti, ci guarda e ci interpella mentre con le braccia spalancate indica la via da seguire quella dell’accoglienza e dell’amore universale), e infine ha “giocato” con le parole e i modi di dire, ripetendo tante volte quell’ “aspetta un attimo” che ha sentito pronunciare chiunque abbia avuto necessità di parlare con Don Massimo, sempre impegnato in qualcosa da fare o da sistemare, una telefonata a cui rispondere, un messaggio da scrivere, un appunto da annotare con la sua grafia d’altri tempi sulla fedelissima agenda. “Adesso siamo noi che vorremmo trattenerti e dirti “aspetta un attimo”- ha detto Simona tra la commozione generale – ma diciamo solo grazie” anche perché, ha aggiunto “un saluto francescano non ha mai il sapore di un addio deve rimanere aperto al futuro e dunque ti auguriamo pace e bene!”. E’ stato poi Don Massimo a rivolgersi all’assemblea con il pensiero rivolto al suo successore, che ha concelebrato: “Il bene che avete voluto a me,. il sostegno, la presenza che mi avete sempre fatto sentire ora dateli a Don Vincenzo”. E Don Vinenzo Delia, che ha osservato e ascoltato tutto con sollecitudine attenta, ha voluto pronunciare le ultime affettuose parole della celebrazione :“Non sentirti mai estraneo – ha detto – e quando passi da qui sappi che entrando sei a casa tua”. La serata è poi proseguita nel salone del teatro con un rinfresco offerto dai parrocchiani, immancabile torta, brindisi e foto ricordo per tutti.
Lasciata la parrocchia del Sacro Cuore, don Massimo è stato chiamato alla guida della Collegiata di San Giovanni.
A lui, attento lettore del Granchio, auguriamo un buon cammino nel nuovo incarico.








