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Don Massimo Silla torna alla guida della “sua” parrocchia, la Collegiata di San Giovanni a Nettuno

La Collegiata di San Giovanni era colma di attesa, di ricordi, di emozioni, di volti e di persone, tante persone che hanno partecipato alla solenne concelebrazione di insediamento di Don Massimo Silla indicato dalla curia come nuovo parroco. Una cerimonia intensa e significativa presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Vincenzo Viva, vescovo di Albano, e preceduta […]

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La Collegiata di San Giovanni era colma di attesa, di ricordi, di emozioni, di volti e di persone, tante persone che hanno partecipato alla solenne concelebrazione di insediamento di Don Massimo Silla indicato dalla curia come nuovo parroco. Una cerimonia intensa e significativa presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Vincenzo Viva, vescovo di Albano, e preceduta da un festoso e disteso suono di campane. Una partecipazione eccezionale che il vescovo nella sua omelia ha voluto sottolineare parlando di “momento storico” per la Parrocchia e per l’intera cittadina. Monsignor Viva, nell’affidare la comunità a Don Massimo Silla del quale ha ricordato la lunga esperienza e le grandi doti umane, spirituali e intellettuali, ha voluto ringraziare, oltre alle autorità civili e militari che hanno dimostrato l’affetto e la stima per Don Massimo con la loro presenza, i tanti sacerdoti intervenuti a condividere  fraternamente questo momento così importante. E dopo il rito che prevede la lettura del Decreto di assegnazione, il rito dell’incensazione dell’assemblea e dell’altare, il rinnovo delle promesse sacerdotali, è arrivato il momento delle parole: un momento in cui inevitabilmente si è fatta sentire forte l’emozione. Don Massimo Silla, infatti, è nato e cresciuto all’ombra del campanile di San Giovanni e tra i vicoli e le piazze del Borgo antico si è formato come uomo e come sacerdote. È stato lui stesso a ripercorrere il cammino che lo ha portato oggi a essere quello che è, a partire dal giorno del suo battesimo, ricevuto proprio a San Giovanni da Don Antonio Manzini, presente tra i concelebranti e affettuosamente appellato come suo “battezzatore”, per arrivare a una data ben precisa: quel 9 aprile 1970 in cui tra quelle mura ricevette comunione e cresima e si innamorò letteralmente della figura umana di Don Vincenzo e, insieme, del sacerdozio. Una vocazione che Don Vincenzo ha contribuito a svelare e fortificare con l’esempio e la correzione fraterna. “Don Vincenzo – ha detto Don Massimo nel suo discorso interrotto spesso da applausi scroscianti – non mi ha insegnato a fare il sacerdote, ma a essere sacerdote”. La terza figura che ha segnato la sua formazione è stata poi quella di Don Claudio,  “scarduso e impunito” come ha sottolineato con una delle sue colorite espressioni nettunesi. Don Claudio che amava il calcio e lo usava per avvicinare i ragazzi alla Parrocchia e che a Don Massimo, pochi giorni prima di morire, ha affidato le ultime preziose parole: “Abbi cura del tuo essere sacerdote”. Non è mancato poi il pensiero grato alle
varie comunità che lo hanno visto crescere: Tor San Lorenzo, dove ha vissuto gli albori della sua esperienza sacerdotale, Falasche, con la prima esperienza da Parroco, e infine il
Sacratissimo Cuore di Gesù in via Santa Maria, dove ha trascorso quasi un quarto di secolo e la cui comunità era presente in massa alla celebrazione. Ma con Don Massimo, si sa, non può mancare il sorriso e l’accenno al cinema o alla musica, e dunque, parafrasando Vasco Rossi, ha concluso dicendo “Ed ora sono qua… e già! Vengo in mezzo a voi come colui che serve semplicemente e umilmente e se sbaglio, così come chiese a suo tempo Giovanni Paolo II, mi corriggerete”. A Don Massimo e a tutti i sacerdoti il Vescovo ha ricordato poi che la Parrocchia è un “abitare accanto”, una
realtà temporanea, un
luogo di passaggio, ma che la sua missione è portare la gente a essere comunità o, come diceva Giovanni XXIII, somigliare alla fontana di un villaggio, dove tutti trovano ristoro e accoglienza. Una raccomandazione che Don Massimo siamo certi non farà fatica a mettere in pratica perché è sempre stato per tutti amico, fratello e padre e la Parrocchia da lui guidata ha avuto la porta costantemente aperta e ognuno, entrando, si è sentito a casa: accolto, ascoltato e mai giudicato.
Dopo la lunga, emozionante celebrazione, la festa è continuata nella saletta adiacente la Chiesa, con un rinfresco di benvenuto al quale tutti sono stati invitati a partecipare, e tra saluti, abbracci e foto ricordo è trascorsa una piacevolissima serata.

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Redazione Ilgranchio.it
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