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Intervento dell’ex assessore Laura Nolfi sull’estate anziate: “Anzio merita un futuro all’altezza della sua storia”

“Ho aspettato prima di scrivere. Volutamente.Ho preferito osservare, ascoltare e farmi un’idea complessiva, invece di affidarmi alla polemica del momento. Ho aspettato per guardare Anzio nel suo insieme: turismo, eventi, cultura, decoro urbano, servizi, accoglienza e vivibilità.E oggi, dopo aver osservato, credo sia doveroso parlare.Lo faccio anche da una posizione particolare: per anni ho avuto […]

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“Ho aspettato prima di scrivere. Volutamente.
Ho preferito osservare, ascoltare e farmi un’idea complessiva, invece di affidarmi alla polemica del momento. Ho aspettato per guardare Anzio nel suo insieme: turismo, eventi, cultura, decoro urbano, servizi, accoglienza e vivibilità.
E oggi, dopo aver osservato, credo sia doveroso parlare.
Lo faccio anche da una posizione particolare: per anni ho avuto l’onore e la responsabilità di amministrare questa città come assessore, occupandomi, oltre che della scuola, di cultura.
E proprio sulla cultura e sugli eventi il confronto con il passato è inevitabile.
Perché io ricordo un’Anzio che aveva una programmazione culturale e turistica vera.
Eventi di caratura internazionale. Cinema all’aperto. Rassegne teatrali nei luoghi della cultura.
I cartelloni di Anzio Summer Time con artisti famosissimi, da Luca Barbarossa, Carlo Verdone, gli Stadio, Brignano, Maurizio Battista sono solo alcuni esempi.
Iniziative come “Occidente”, capaci di valorizzare il patrimonio della città e di alzare il livello dell’offerta turistica.
Ricordo artisti capaci di riempire le piazze, il Vallo Volsco, Villa Adele, il Campo da Baseball, la villa Imperiale.
Ricordo un cartellone estivo praticamente pieno, costruito pensando ai bambini, ai ragazzi, alle famiglie, agli adulti. A ogni età e a ogni gusto.
E ricordo soprattutto una cosa: la città viva.
Famiglie, ragazzi, cittadini e turisti che partecipavano agli eventi, riempivano le piazze, i locali, le strade.
Un turismo che non si limitava a venire ad Anzio per il mare, ma che viveva Anzio.
Quella era l’Anzio che potevamo definire, senza timore di essere smentiti, la Perla del Tirreno.
Oggi, invece, dobbiamo complimentarci con la Pro Loco e con la Corale per le iniziative che continuano a proporre e che, fortunatamente, mantengono viva una parte di quella tradizione.
E questo, però, dovrebbe far riflettere.
Perché alcune delle poche iniziative che oggi riescono ancora ad animare la città arrivano proprio da realtà associative che, con grande impegno, stanno garantendo una continuità che dovrebbe essere soprattutto il frutto di una programmazione amministrativa.
E poi c’è il paradosso.
C’è chi oggi scrive articoli per celebrare il “nulla”, trasformandolo in una straordinaria stagione di eventi, ma che ieri criticava proprio quelle manifestazioni che oggi sono diventate, di fatto, tra i pochi appuntamenti capaci di dare vita all’estate di Anzio.
Ricordo ad esempio Anzio’s Got Talent.
Centinaia di ragazzi nelle piazze. Scuole di danza coinvolte. Famiglie. Associazioni. Giovani che finalmente avevano uno spazio.
Una città che partecipava.
E proprio sulle scuole di danza e le realtà artistiche del territorio, vorrei rivolgere una domanda.
Oltre a coinvolgerle per il Carnevale — anche questo, per fortuna, in continuità con il passato — qualcuno ha pensato a loro durante l’estate?
Perché i saggi e le rappresentazioni di fine anno vengono spostati a pagamento in altri Comuni quando Anzio avrebbe luoghi perfetti per ospitarli?
Il Vallo Volsco.
Le Piazze.
Villa Adele.
Luoghi che in passato, nel mese di luglio ed agosto vedevano sold out senza precedenti.
Sold out di famiglie. Di cittadini. Di turisti.
Persone che uscivano da quelle serate, passeggiavano, cenavano, vivevano la città.
E questo significa fare turismo attraverso la cultura.
Significa creare indotto.
Significa valorizzare i luoghi.
Significa coinvolgere le realtà del territorio.
Significa dare opportunità ai giovani.
Significa portare persone in città e creare le condizioni perché ci rimangano.
Un evento, quindi, non è semplicemente una voce su un calendario.
È uno strumento di politica turistica.
Ed è proprio qui che, a mio avviso, sta il problema.
Che fine ha fatto quella visione?
Perché una città turistica non vive di qualche appuntamento qua e là, di comunicati stampa e di fotografie.
Serve programmazione.
Serve qualità.
Serve continuità.
Serve una strategia.
E serve soprattutto la capacità di valorizzare quello che Anzio già possiede.
Oggi, invece, a parlare non sono soltanto io.
Parlano i cittadini delusi.
Parlano le attività che vedono una città meno viva.
E parlano soprattutto i turisti.
Persone che arrivano ad Anzio aspettandosi la Perla del Tirreno e che troppo spesso si trovano davanti una città che non restituisce l’immagine che continuiamo a raccontare.
E questo dovrebbe preoccuparci.
Non sto dicendo che in passato fosse tutto perfetto. Nessuno lo ha mai sostenuto.
Sto dicendo un’altra cosa.
Anzio aveva una direzione.
Aveva una programmazione.
Aveva una strategia culturale che era, contemporaneamente, una strategia turistica.
Aveva eventi capaci di fare numeri e di lasciare qualcosa alla città.
Aveva una visione.
Oggi qual è?
Perché una città può scegliere di investire nella cultura e negli eventi oppure può scegliere di non farlo. Può scegliere di valorizzare i propri luoghi oppure lasciarli sullo sfondo.
Può scegliere di costruire turismo oppure limitarsi a raccontarlo.
E il problema non è avere una città perfetta.
Il problema è aver avuto molto e accontentarsi di poco.
Io ho aspettato prima di parlare proprio perché non volevo fare polemica a prescindere.
Adesso, però, credo sia arrivato il momento di fare una disamina seria.
Perché non è una questione di nostalgia.
Non è una questione di rivendicare meriti personali.
Lo faccio per rispetto di chi in questa città è nato, è cresciuto e ha investito. Lo faccio per rispetto dei turisti che per anni hanno scelto Anzio, contribuendo a renderla quella che era.
E lo faccio perché i risultati del passato, che erano sotto gli occhi di tutti, non possono essere cancellati o raccontati come se fossero frutto del caso. Quei risultati vanno difesi e riconosciuti per quello che sono stati: il frutto di un lavoro di squadra, di professionalità, competenze e passione.
Professionalità che oggi rimpiangiamo e che ancora oggi sento di dover ringraziare per l’amore, la dedizione e la serietà con cui hanno lavorato per questa città.
Persone che hanno costruito eventi, programmazione e opportunità senza bisogno di raccontare il nulla come se fosse straordinario.
E permettetemi, infine, una considerazione: quelle professionalità non percepivano certo 100.000 euro l’anno per raccontare e organizzare il nulla.
Anzio non ha bisogno di essere raccontata come straordinaria.
Ha bisogno di tornare a esserlo.
E soprattutto ha bisogno di un’amministrazione capace di avere una visione, di costruirla e di realizzarla.
Perché Anzio non merita di vivere di rendita sul proprio passato.
Merita un futuro all’altezza della sua storia”.

  • Laura Nolfi,
    ex assessore alla Cultura
    Comune di Anzio
Studio Dentistico Villa Albanese
Redazione Ilgranchio.it
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