Il 21 giugno il Bar del Baseball, ossia il gruppo facebook che racconta notizie storie e tutto ciò che riguarda il mondo del “batti e corri”, ha compiuto dieci anni.
“Quest’anno, per una serie di motivi, abbiamo deciso di festeggiare con un profilo basso – dice Gianluca Marcoccio, uno dei fondatori -. La vecchiaia si fa sentire, gli acciacchi presentano il conto e i tanti impegni familiari ci hanno portato via tantissimo tempo. Ma una cosa non è mai cambiata: la passione per questo sport è la stessa di quando abbiamo iniziato questa avventura.
In questi dieci anni ci siamo battuti per mille e più cause, sempre perché le ritenevamo giuste e fondamentali per il movimento.
In dieci anni non abbiamo mai avuto padroni e non siamo mai scesi a compromessi con nessuno. Il Bar del Baseball non si può comprare e non si può gestire dall’esterno. È nato libero e libero è rimasto.
Ci siamo tolti soddisfazioni immense. Abbiamo realizzato dal nulla eventi che mai avremmo immaginato di organizzare e raccolto successi che, all’inizio, sembravano impossibili.
Siamo entrati più volte nel Palazzo del CONI a Roma. Le sale consiliari dei Comuni di Nettuno e Parma sono diventate casa nostra, così come le sale stampa dei diamanti italiani che ci hanno accolto per due lustri. Abbiamo vissuto piazzali, scuole, campi da baseball e luoghi che resteranno per sempre nella nostra memoria.
Tra tutte le imprese, una resterà speciale: aver contribuito a far tornare a brillare il diamante di Ustica dopo 25 anni di inattività.
È stato un viaggio straordinario. Un viaggio in prima classe nel quale ci siamo goduti ogni singolo momento. Perché per noi non è mai stato un lavoro e nemmeno una fatica. È sempre stata una passione.
Tutto quello che abbiamo fatto è stato guidato dalla consapevolezza di raccogliere il testimone lasciato dai grandi personaggi che, dagli anni Cinquanta in poi, hanno scritto la storia del batti e corri italiano.
Un’investitura che arrivò durante una trasmissione televisiva grazie a Giampaolo Mirra e che ci fece comprendere fino in fondo l’importanza di raccontare, conservare e ricostruire la storia del nostro sport.
Non abbiamo mai mollato di un centimetro. Abbiamo combattuto contro chi ci ha messo i bastoni tra le ruote e contro chi avrebbe preferito il silenzio. Ma dopo dieci anni una cosa la possiamo dire.
Il baseball italiano è arrivato a un punto critico perché troppo spesso non si pensa più al bene comune. Troppi attori guardano soltanto al proprio orticello, cercando di spremere fino all’ultima goccia un sistema che ormai mostra evidenti segni di cedimento. Si rincorrono visibilità, incarichi e poltrone, mentre troppo spesso ci si dimentica dei veri protagonisti: i ragazzi che ogni giorno scendono in campo.
Un ringraziamento speciale va a tutti i collaboratori che in questi dieci anni sono entrati nella famiglia del Bar del Baseball e ne hanno compreso l’essenza. Persone mosse esclusivamente dalla passione, che hanno messo a disposizione tempo, idee, creatività e competenze senza chiedere nulla in cambio.
Tutto quello che Il Bar del Baseball ha realizzato è stato prodotto a costo zero.
Grazie a chi ha consumato chilometri, energie, notti insonni, macchine fotografiche, computer, cellulari e tablet per portare avanti questo progetto. Il sottoscritto, da solo, ha mandato in pensione quattro iPad e otto cellulari.
Infine, un pensiero speciale va allo staff del Bar. Con loro si è creato un rapporto che va ben oltre l’amicizia e perfino oltre la famiglia. Siamo una squadra vera. Quando uno di noi è in difficoltà, gli altri sono immediatamente pronti a sostenerlo.
E un ultimo, commosso saluto ai collaboratori che ci hanno lasciato in questi anni. Siamo certi che continuino a seguirci da lassù, guidandoci e sostenendoci lungo questo cammino.
Dieci anni sono passati in un attimo.
E se siamo ancora qui, è perché il baseball non è mai stato soltanto uno sport.
È casa.
Buon compleanno, Bar del Baseball”.
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