Nell’ultimo convegno, organizzato da Fratelli d’Italia sulla riforma della giustizia, è intervenuto con un video messaggio il Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione
Tommaso Foti.
«Il 22 e 23 marzo non è una data qualsiasi, ma rappresenta uno spartiacque fondamentale per una rivoluzione della giustizia che finalmente deve avere al centro il cittadino e non le correnti politicizzate della magistratura. Non è vero che con questa riforma la politica mette le mani sulla magistratura. È giusto il contrario: con questa riforma la politica nella magistratura se ne va a casa. Le correnti che fino ad oggi hanno caratterizzato l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), che si è lottizzata anche l’ultimo degli scranni disponibili presso il CSM (come dimostra in modo inequivocabile il caso Palamara), ecco, quella metodologia che non appartiene al criterio del merito ma al criterio dello scambio di favori, deve essere eliminata. Devono essere eliminate le commissioni tra il Pubblico Ministero (che svolge l’accusa) e chi deve giudicare delle accuse che il Pubblico Ministero rivolge. La riforma costituzionale di oggi è figlia della riforma costituzionale del 1999. Io ero in Parlamento e la votai; la votai al tempo del governo D’Alema, quando il centrodestra votò a favore della riforma dell’articolo 111 della Costituzione, quello del giusto processo, perché nel contraddittorio delle parti il giudice fosse terzo. La riforma di oggi completa la riforma del giusto processo attraverso la separazione delle carriere (che non è la separazione delle funzioni, come qualche asino in servizio permanente effettivo continua a voler ripetere). Realizza la possibilità dei due CSM, che sono la condizione vera perché vi possa essere un giudice terzo e quindi non condizionato dagli scambi di favore all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura.
Addirittura questa nostra soluzione, che prevede la formazione di un’Alta Corte, anche sotto questo profilo voglio ricordare che era prevista addirittura nel programma elettorale del Partito Democratico del 2022. Allora perché tanto accanimento? Perché la sinistra deve essere così frontalmente contraria a una riforma che essa stessa pretendeva? Molto semplicemente perché si è voluto buttare in politica quello che è un momento di libertà e di giustizia. Se dovessimo dire a cosa serve il nostro SÌ: serve a una giustizia giusta e a un SÌ per una riforma che fa giustizia. Dite pure, non soltanto ai nostri elettori del centrodestra ma anche a quelli del centrosinistra che Possono essere liberi e tranquilli di votare SÌ, così come voteranno SÌ molti dirigenti del Partito Democratico che hanno la dignità di ricordarsi delle battaglie che hanno fatto e di essere coerenti con le stesse.
Il 23 marzo festeggeremo la vittoria del SÌ, un SÌ di libertà a fronte di coloro i quali invece pensano soltanto alla “politica politicante” per cercare di dare una spallata all’unico governo che, dopo tre anni, in Europa è ancora a testa alta e nel pieno del consenso degli elettori».
Home In evidenza Giustizia il ministro Tommaso Foti interviene al convegno organizzato da Fratelli d’Italia...










