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Dentro un compro oro a Roma: come funziona il sistema delle commissioni

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Vendere oro a un compratore autorizzato può sembrare una procedura tutto sommato lineare. Valutando l’andamento dell’oro, si può cercare di capire se sia un buon momento o meno per vendere, e da lì iniziare a cercare un compro oro perché effettui la sua valutazione e proponga un prezzo. A questo punto, si può accettare o cercare altrove, nella speranza di trovare un prezzo diverso, più conveniente: questa semplice premessa lascia intendere che i prezzi siano variabili, proprio perché mossi da fattori che vanno oltre il netto valore dell’oro.

Il primo fattore: la quotazione

È sufficiente ragionare sull’andamento dell’oro, per rendersi conto che il metallo prezioso può muoversi in direzioni diverse, alle volte più vantaggiose per i compratori, e in altre più redditizie per i venditori. Il tutto ovviamente dipende dal primo fattore da tenere in considerazione quando ci si rivolge a un buon compratore: la quotazione attuale dell’oro che viene fissata, nel cosiddetto fixing, presso la Borsa di Londra, due volte al giorno e tenendo conto di una molteplicità di fattori che vanno molto oltre il semplice gioco di mercato della domanda e dell’offerta.

Le crisi geopolitiche eventualmente, e purtroppo anche attualmente, in corso possono infatti avere un impatto sulla quotazione oro, così come altri eventi e fattori, capaci di alterare l’equilibrio tra i Paesi emergenti, che sono i maggiori produttori del prezioso metallo, e il resto del mondo, che ne fa domanda. Si tratta di un bene rifugio il cui prezzo tende a salire all’approssimarsi di particolari momenti di crisi, rendendo dunque più difficili le transazioni, potenzialmente più vantaggiose per i venditori.

Allo stesso tempo, vanno considerate anche altre variabili, come la valuta di riferimento del mercato dell’oro, che è il dollaro americano: ne consegue che, a variazione del valore del dollaro, corrisponde una variazione della quantità d’oro acquistabile con la stessa somma di denaro. Il prezzo dell’oro, in breve, risente anche del cambio euro/dollaro, così come del rapporto tra qualsiasi altra valuta e il dollaro, in positivo o in negativo.

Il secondo fattore: le commissioni

Dato però il fixing, ossia il fissaggio, due volte al giorno, del valore dell’oro e degli altri metalli preziosi, viene naturale chiedersi come mai i compro oro, nell’arco della stessa giornata, possano proporre prezzi diversi in relazione alla stessa quantità di metallo proposta. In breve, perché alla stessa quotazione possono corrispondere valutazioni diverse? Esistono evidentemente dei costi nascosti, non fissi ma variabili, che il compro oro deve valutare al momento della trattativa: si tratta di commissioni che dunque incidono sul prezzo proposto dal compratore al venditore, e che quest’ultimo può accettare o meno.

Dietro la commissione che incide sul prezzo proposto dal compro oro, vi sono infatti tutti quei costi che deve comunque affrontare per avere un guadagno e per mandare avanti l’attività. Tra questi ultimi, l’affitto dei locali e le utenze sono certamente due esempi che dominano sugli altri, ma non i soli: se il compro oro deve spostare quantità più o meno ingenti di metallo, infatti, deve rivolgersi necessariamente a furgoni blindati e sicuri, il cui costo deve ovviamente essere coperto.

L’oro, una volta acquistato dal compratore, viene portato in fonderia, dove subentrano almeno altri tre elementi che il compro oro deve già aver preventivamente valutato in sede di trattativa, poiché capaci di alterare il prezzo. Si sta qui facendo riferimento al calo di peso che subisce una quantità di oro al momento della fusione in lingotto, pari a circa l’1% del peso iniziale, nonché all’abbassamento del titolo complessivo dell’oro stesso.

In riferimento al peso, si tratta di una perdita fisiologica di tutte quelle impurità che caratterizzano qualsiasi gioiello in oro usato. Quanto alla perdita di carati, questa deriva dall’eliminazione di quelle piccole molle o gancetti in materiali diversi dall’oro, inseriti comunque nei gioielli per facilitarne l’utilizzo. Infine, va considerata la commissione che il compro oro deve pagare alla fonderia e, se presente, al marchio per cui il compratore stesso lavora, se opera in franchising.

Ipotizzando dunque che il compro oro si attenga alla quotazione e calcoli la sua valutazione solo sulla base di quest’ultima, non rientrerebbe mai nelle spese e andrebbe facilmente in perdita: l’oro comprato, nel passaggio in fonderia, perderebbe peso e valore, senza considerare le spese per pagare lo spostamento dei gioielli e la fonderia stessa. Aggiungendo utenze e royalties per l’eventuale franchising, è dunque una priorità per il compro oro non attenersi alla sola valutazione, ma mettere in conto anche le uscite necessarie per mandare avanti l’attività e trarne un minimo profitto.

In conclusione: la matematica

Quel che si deduce intrecciando il sistema della quotazione calcolata a Londra e il meccanismo delle commissioni e delle perdite di valore del metallo prezioso, è che ogni compro oro debba essere estremamente bravo in matematica per effettuare la valutazione. Questa deve tenere presente certamente il rapporto andamento dell’oro/valore dell’oro e deve essere onesta nei confronti del venditore, così come realistica per il compratore stesso, che deve stimare una molteplicità di fattori simultaneamente.

Il passaggio della quotazione dell’oro 24 carati alla valutazione di un oro con titolo inferiore, il peso dei gioielli che vengono presentati al compratore e la perdita fisiologica di massa che si verificherà in fonderia, la perdita ulteriore di titolo, la commissione della fonderia e gli spostamenti dei gioielli sono tutti fattori che, insieme alle spese necessarie per il mantenimento dei locali e non solo, si intrecciano nella definizione e nel calcolo del prezzo finale.