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“Divina Provvidenza presidio culturale permanente”. Le associazioni lanciano la sfida dopo l’ordinanza di sgombero

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“Trasformare la Divina Provvidenza in presidio culturale permanente: oggi siamo qui e qui resteremo”. E’ la sfida che lancia il professor Ferdinando Fornaro, presidente dell’associazione culturale Ibis, dopo la determina dirigenziale del comune di Nettuno con la quale si dispone lo sgombero di tutte le associazioni che occupano i locali dell’ala ovest dello storico palazzo: il Centro anziani, associazione Ibis, Gruppo bandistico cittadino, gli attori Antonio Rezza e Flavia Mastrella, il laboratorio di ceramica di Antonio Silvestri e Laura Gatti. “Una decisione che ci sconcerta – spiega il professor Ferraro in una conferenza stampa – Alla nostra associazione i locali sono stati assegnati nel 2000 dal sindaco Vittorio Marzoli e da allora, in tutti questi anni, abbiamo eseguito a nostre spese continui lavori di bonifica, di manutenzione e adeguato degli impianti avvertendo sempre il Comune di quello che stavamo facendo. Per questo i motivi dello sgombero ci hanno sorpreso: per quanto ci riguarda i locali non sono certo inagibili. Abbiamo organizzato iniziative culturali e ospitato artisti; abbiamo fatto cultura senza nulla chiedere al Comune. Questa estate – aggiunge il presidente dell’Ibis – abbiamo anche sistemato il piano rialzato e tre stanze al primo piano che erano in completo stato di abbandono. No, non ci stiamo. Ecco perché da oggi la Divina Provvidenza è presidio culturale permanente e per questo chiediamo il sostegno dei cittadini di Nettuno”.

Il professor Antonio Silvestri chiede al Comune un atto di buona volontà e la sospensione del provvedimento di sgombero. “Chiediamo al commissario straordinario di venirci a trovare a fare un sopralluogo ai locali – spiega – e si renderà conto che la situazione non è così drammatica come dice l’ordinanza”. Antonio Rezza interviene in audio-conferenza: “Ancora la settimana scorsa – spiega l’attore nettunese – abbiamo speso cinquecento euro per mettere in sicurezza i vetri di alcune finestre che rischiavano di staccarsi e di cadere sulla strada. Doveva pensarci il Comune e invece lo abbiamo fatto noi. Questo è il nostro impegno per una struttura che è diventata un polo culturale. Non siamo topi d’appartamento, ma lavoriamo per tenere aperto un edificio che altrimenti cadrebbe nel degrado. L’ordinanza di sgombero è un duro colpo alla cultura e non si può tollerare”. Ha quasi le lacrime agli occhi Laura Gatti: “Il rischio– dice – è che la Divina Provvidenza faccia la fine della casa di riposo Tosi chiusa dieci anni fa e abbandonata al più completo degrado. Non vogliamo che questo si ripeta”.