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Incendio di un’auto della Guardia di Finanza, arrestati i due mandanti e l’autore minorenne del rogo

1996
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incendio Guardia di finanza

Un rogo quale ritorsione per un arresto. E’ il motivo per il quale lo scorso 2 febbraio un minorenne ha appiccato l’incendio che poi distrusse un’auto della Guardia di Finanza  di Nettuno. A distanza di sei mesi, all’esito di una complessa attività di indagini, gli investigatori hanno ricostruito l’accaduto arrestando i mandanti dell’atto incendiario. Si tratta di due uomini di 37 e 35 anni. 

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, hanno rilevato che l’incendio era stato provocato da un soggetto incappucciato con l’uso di liquido infiammabile; il rogo aveva completamente distrutto il mezzo e rischiato di creare grave pericolo per l’incolumità pubblica: solo grazie al tempestivo intervento di un militare in servizio in caserma ha scongiurato che le fiamme dall’auto della Gdf si propagasse anche alle altre autovetture parcheggiate nella centralissima Piazza Mazzini. L’acquisizione e l’analisi di centinaia di ore di registrazione delle telecamere di sorveglianza degli esercizi commerciali e degli uffici pubblici presenti nella zona, ha permesso alle Fiamme Gialle nettunesi di individuare l’esecutore materiale del gesto e di risalire, successivamente, al mandante dell’atto intimidatorio.

“Come è emerso dalle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Velletri – spiegano dal comando della Guardia di Finanza – l’incendio è stato commissionato da un noto pregiudicato locale, Pasquale Iovinella di anni 37, come ritorsione per l’arresto effettuato nei suoi confronti dai militari della Compagnia di Nettuno il 13 settembre dello scorso anno, quando fu trovato in possesso di diverse dosi di cocaina. L’uomo, con la collaborazione di un soggetto incensurato, L.C. di anni 35, una guardia giurata, ha commissionato, per poche centinaia di euro, l’atto intimidatorio a due cittadini di origine egiziana, regolarmente presenti sul territorio dello Stato, procurando loro il liquido infiammabile e illustrando agli stessi le modalità da utilizzare affinché le fiamme potessero propagarsi nel modo più rapido possibile”. Nella ricostruzione, è emerso che ad appiccare materialmente il fuoco è stato un minorenne egiziano residente, all’epoca dei fatti, presso una casa famiglia di un piccolo paese della provincia di Latina. Il ragazzo, nella circostanza, è stato appositamente accompagnato a Nettuno da altro soggetto egiziano, gestore di un autolavaggio a Latina. Nel mese di maggio, i Finanzieri hanno proceduto al fermo di quest’ultimo, che, tuttora, si trova ristretto presso il carcere di Velletri, mentre, su disposizione del Tribunale dei Minorenni di Roma, hanno applicato al minore la misura cautelare del collocamento in Comunità. Oggi sono stati invece tratti in arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Velletri, i due mandanti italiani.

Il provvedimento è stato notificato all’ideatore dell’atto intimidatorio direttamente presso la casa circondariale, dove era già ristretto a seguito dell’arresto, effettuato nel mese di marzo dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma nell’ambito dell’operazione “Gallardo”, quale componente di un’associazione a delinquere dedita al traffico di sostanze stupefacenti, operante nel quartiere San Basilio di Roma e nella città di Nettuno, diretta dai figli di un componente storico del clan camorristico dei Licciardi. Invece L.C. è stato rintracciato presso la propria abitazione e condotto presso il carcere di Velletri.