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Dopo la fine della legislatura al comune di Nettuno emergono altri sconcertanti particolari della crisi che ha travolto l’amministrazione comunale 5 Stelle. Dalle dimissioni degli assessori Guido Fiorillo, Daniele Mancini, Stefano Pompozzi, Simona Sanetti e Nanda Salvatori, i consiglieri comunali dissidenti Daniela De Luca, Marco Montani, Giuseppe Nigro e Simonetta Petroni – fedelissimi dell’ex vicesindaco Mancini – hanno completamente interrotto i rapporti con il sindaco Casto e il resto del gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle. Al punto di arrivare a bannare whatsapp, a non rispondere alle telefonate, ai messaggi e alle mail. L’unico contatto lo avevano, sporadicamente, con il capogruppo Mauro Rizzo che a quanto sembra ad un certo punto sarebbe stato addirittura diffidato a contattarli. E così se attraverso comunicati stampa i quattro “dissidenti” chiedevano chiarimenti pubblici al sindaco sugli “accadimenti” – le famose indagini del Commissariato di polizia su situazioni che Casto ha definito risibili, ma che sono state funzionali a giustificare le dimissioni dei quattro – dall’altro rifiutavano ogni confronto nonostante i numerosi inviti ad incontrarsi formulati dallo stesso sindaco e dallo staff da Roma.

E solo ora si apprende il motivo di questa chiusura: De Luca, Montani, Petroni e Nigro erano di fatto stati “isolati” per impedire loro ogni contatto con il resto del Movimento 5 Stelle. Emblematica la foto scattata da un giornalista al sindaco Casto che senza preavviso si era recato nella cartoleria di Montani a San Giacomo per parlare; il giornalista fu avvertito in tempo reale dallo stesso Montani o da uno degli altri tre consiglieri dissidenti. Come se il sindaco fosse uno stalker. Una strategia precisa, pianificata a tavolino, probabilmente non solo farina del sacco dei quattro; una strategia precisa che puntava al loro isolamento “scientifico” e all’accordo con l’opposizione, in particolare quella di centrodestra, per arrivare a consegnare le tredici dimissioni in blocco e far finire la legislatura guarda caso un mese prima delle elezioni comunali ad Anzio.

Perché isolare i quattro? Semplice, i “manovratori” della crisi dovevano annullare il rischio che anche uno solo dei quattro potesse essere convinto a ritornare sulla decisione delle dimissioni: con un solo voto recuperato Casto non sarebbe infatti caduto e la legislatura non sarebbe finita anticipatamente. Un rischio troppo grosso per chi ha manovrato i quattro – comunque chiaramente consenzienti – e l’opposizione che ha concordato l’appuntamento dal notaio per firmare le dimissioni. Tanto che martedì scorso è stata decisa l’accelerazione con l’appuntamento dal notaio per il giovedì successivo. Di Nettuno ai quattro dissidenti e ai loro manovratori non è fregato niente. E questo epilogo, caso strano, era già noto ad Anzio la sera prima della fine.